giovedì 15 dicembre 2011

“Don Achille” STARACE


Il capitano Starace durante la prima guerra mondiale

In questa foto, privata, no di agenzia, si vede l’allora capitano dei Bersaglieri Achille STARACE in compagnia del Duca d’Aosta ed il Maggiore dei Granatieri Callegari.
Sull’uniforme, sembra di tela, sopra ai distintivi di grado, si notano i due distintivi di promozione per merito di guerra, consistenti in due gladi incrociati con, sopra, la Corona Reale.
Starace, oltre a meritare le due promozioni, durante la prima guerra mondiale, ebbe le seguenti decorazioni:
- L’Ordine Militare di Savoia (cavaliere), come Capitano della 3° Brigata Bersaglieri. Basso Piave 2-6 luglio 1918;
- Medaglia d’argento al V.M., come tenente 12° reggimento. Veliki Kribak. 12 ottobre 1916;
- Medaglia di bronzo al V.M., come capitano 18° reggimento Castagnevizza 19 agosto 1917;
- Medaglia di bronzo al V.M., come capitano 3° brigata bersaglieri Carso, quota 244, 22-33 agosto 1917
- Medaglia di bronzo al V.M., come capitano 18° reggimento Piave Molino della Sega, 16-17 novembre 1917
- Medaglia di bronzo al V.M., capitano 18° reggimento Cavazuccherina, 13 giugno 1918
Oltre a queste decorazioni ottenne due croci al V.M..
Personaggio molto discusso, fu segretario del P.N.F. dal 7-12-1931 al 29 ottobre 1939. Successivamente divenne Capo di S.M. della M.V.S.N.
Era nato in Puglia (Sannicola di Gallipoli, 18 agosto 1889), fu fucilato, senza motivo ne processo, dai partigiani a Milano, il 29 aprile 1945.

lunedì 28 novembre 2011

Stellette da truppa in materiale plastico


A causa dei problemi relativi all’approvvigionamento di metalli, in questo caso alluminio, una ditta italiana, la Italo Cremona & C. di Gazzada, Varese, produsse due tipi di stellette in materiale plastico. Questi due tipi furono inviati al Centro di Sudi del Genio, nell’Agosto 1941.
Un tipo, definito “argentato” ed un tipo definito “imitazione alluminio”.
Il primo era trattato, superficialmente, con una vernice, l’altro, “imitazione” aveva la materia colorante incorporata nella massa plastica.
Quest’ultimo tipo, come dichiarano i tecnici del Centro Studi, si presentava meno brillante.
I problemi evidenziati erano due.
Uno relativo all’approvvigionamento dei materiali.
Per quello “argentato” occorreva utilizzare un colorante di provenienza straniera (Germania).
Il secondo metteva in evidenza che, sempre quello “argentato”, non garantiva, nel tempo, una bella argentatura, mentre l’altro, garantiva l’inalterabilità del colore.
Le stellette erano fabbricate con “acetato di cellulosa” che, la ditta, sosteneva ottenuto con materiali di rifiuto (riciclati).
La base del prodotto era, pertanto, cellulosa di legno acetilata e plastificata con aggiunta di colore.
I due tipi di stellette furono sottoposte ad una serie di prove:
resistenza all’umidità;
resistenza in bagno freddo;
resistenza in bagno caldo;
resistenza al calore secco;
resistenza meccanica.

In conclusione, il Centro, stabilì che quelle a “imitazione alluminio” erano più idonee, in quanto presentavano vantaggi di ordine “autarchico” e di resistenza al colore.
Le stellette fotografate sono di quest’ultimo tipo.

giovedì 22 settembre 2011

A pranzo con il Duce


Qualche anno fa, ebbi la fortuna di conoscere l’Ambasciatore Filippo ANFUSO, figlio dell’omonimo Ambasciatore di Germania durante il Fascismo.
Dopo avermi dato diverso materiale, appartenuto al padre, un giorno mi chiamò dicendomi di avere la Carta Annonaria di Mussolini! Pensavo fosse una carta nuova, consegnata e mai utilizzata.
Avevo letto, sul libro donna Rachele, che il Duce utilizzava, come tutti gli Italiani, la Carta Annonaria. Non voleva avere privilegi rispetto ai cittadini che soffrivano durante la guerra. Cosa, per me, molto, diciamo, “strana”, visto il comportamento a cui ci hanno abituato i nostri politici!
Per questo motivo ero un po’ incredulo, su quanto scritto dalla consorte del Capo del Governo!
Arrivato a casa dell’Ambasciatore vidi la carta. Rimasi sbalordito dal constatare che la Carta (era quella relativa all’acquisto dello zucchero, grassi e sapone) era stata regolarmente usata! Erano evidenti i timbri dei negozi dove Il Duce “faceva la spesa”! L’Ambasciatore mi spiegò cosa era successo. La Carta era del periodo Luglio-Ottobre 1943. Il Duce teneva la Carta nell’interno del libro “Italia mia” di Papini. Questo libro, in possesso dell’Ambasciatore, aveva molte annotazioni, di pugno del Duce, con la matita blu e rossa. Alla fine del volume appariva la firma M. Benito. Prima di essere arrestato, lo regalò al padre, dimenticandosi di togliere la Carta Annonaria.
Quando fu portato a Ponza, come si è visto in una trasmissione televisiva, avendo smarrito la Carta, fu provvisto di un’altra.
Questo straordinario documento ci fa capire lo spirito di un uomo, molto in contrasto con i politici di oggi e, anche, con molti dell’epoca!

venerdì 5 agosto 2011

Soldato di fanteria per Divisione Motorizzata



Soldato di fanteria per Divisione Motorizzata “PO” in uniforme da marcia.
Il militare indossa la tipica uniforme da truppa con i bottoni di frutto. Colletto in panno azzurro, tipico dei reparti motorizzati, con le particolari mostrine del 65° reggimento di Fanteria Trieste, nere con bande bianche.
Buffetteria in cuoio grigioverde per il fucile mod.91.
Al posto delle fasce gambiere, porta i gambali in cuoio tipici dei reparti motorizzati.
Il reparto era di stanza a Piacenza. Agli inizi della guerra, il reparto, operò sul Fronte Occidentale. Successivamente combatté in Africa Settentrionale fino in Tunisia. La foto è scattata agli inizi del 1940.

venerdì 29 luglio 2011

Tenente del Genio Ferrovieri 1910



L’ufficiale raffigurato è un tenente del 6° reggimento Ferrovieri del Genio, con il nuovo fregio istituito nel 1910 con circ. 388 del G.M.U..
La specialità Ferrovieri viene creata nel 1874, con due compagnie per ognuno dei due reggimenti Genio creati in quell’anno.
Successivamente, nel 1883, i reggimenti Genio diventano 4. Nel 4° reggimento, accanto alle specialità pontieri e lagunari, nasce la Brigata (battaglione) Ferrovieri su 4 compagnie. Il 4°, avendo molti materiali da trasportare (equipaggiamento da ponte) ha anche una brigata Treno. Ricordiamo che la specialità Treno, non ha nulla a che vedere con i ferrovieri, erano i reparti trasporti. In quel periodo il fregio dei ferrovieri era quello tipico del Genio, asce incrociate, con granata esplodente con il numero 4. La truppa portava, a differenza degli altri genieri, la nappina verde con disco nero e numero della compagnia in bianco.
Nel 1915 i reggimenti Genio passarono a 5. L’ultimo, il 5°, era Minatori (lavori di mina). La Brigata Ferrovieri divenne autonoma.
Solo nel 1910, nacque il 6° Ferrovieri su due battaglioni. In questo reggimento ebbe il battesimo il futuro Servizio Automobilistico, proprio nel 6° era stato costituito il battaglione automobilisti.
Il nostro tenente indossa l’uniforme da campagna mod.1902 che aveva sostituito, gradualmente, l’uniforme con i gradi a fiorone. Il berretto è quello regolamentato nel 1895, in panno nero, con sopraffascia in velluto e filettature cremisi, tipiche del Genio. I bottoncino, reggi-sottogola, erano in metallo giallo (dorato) con il tipico distintivo del Genio, elmo, mantello, scudo e lancia, tutto intorno la scritta Genio Militare.

mercoledì 13 luglio 2011

Raro libro di Caccia Dominioni



Sul volume uscito su Caccia Dominioni, edito dallo S.M., sull’attività editoriale del Comandante, compariva un libro intitolato “Elogio delle ombre cinesi”, stampato in Cairo d’Egitto nel MCMXXXI.
L’unica copia trovata, così dice i libro, è all’Istituto di Cultura del Genio (museo).
Da molte ricerche fatte, non ero riuscito a trovare nulla.
Un giorno mi capita di acquistare, su internet, un volume, scritto da PCD, intitolato “Basta con questa guerra”. Su nessuna bibliografia risultava questo titolo.
Una volta arrivato, viene sciolto il mistero! Il primo scritto è chiamato, appunto, “elogio delle ombre cinesi”, mentre la storia, con il titolo del libro, è solo a pagina 35, divisa in tre lettere scritte a Franz BUCCIANTI. Probabilmente il volume, custodito al Museo, non aveva la copertina, per questo è nato questo malinteso. Il volume, di 50 pagine e molti disegni, contiene, in tutto, 7 racconti, oltre ai due citati, torviamo:
Siamo tornati sul Peuma;
Maggio diciassette;
Cinque barili e trentatre bottiglie;
Quota innominata del Carso;
Arcibaldo ovvero il Forte di Rutbah.
Il libro è dedicato al fratello Cino, sottotenente degli Alpini, caduto nel combattimento di sasso rosso, il 28 Gennaio 1918.

lunedì 4 luglio 2011

Capitano di Artiglieria, in Colonia, comandato nella R.Aeronautica



Queste due stupende foto fanno vedere un capitano di artiglieria pesante campale (di Corpo d’Armata), periodo intorno al 1936 una, in uniforme coloniale con casco e l’altra con berretto rigido kaki.
Nel tondino del fregio è apposto il distintivo che indicava lo stato di “comando” presso nella R.Aeronautica.
La disposizione fu adottata con atto n.26 del 1928 anno VI (pubblicata sul Giornale Ufficiale del Ministero della Guerra) e ribadita con circolare n. 249 del Giornale Ufficiale della R. Aeronautica.
La disposizione recita che: “gli ufficiali del R.Esercito comandati nella R.Aeronautica, portino, come speciale distintivo, nel fregio del berretto, al posto del numero del reggimento o della Croce di Savoia, un motorino con elica ricamata(?) in oro, secondo il modello annesso alla circolare 339 del Giornale Militare 1912.”
In realtà l’elica era stata sempre metallica, un piccolo refuso editorale.

mercoledì 15 giugno 2011

Assistenza spirituale. Cappellano in uniforme Ordinaria g.v. 1934-40


Questa foto mostra un Cappellano in uniforme ordinaria g.v.
L’uniforme è composta dall’uniforme mod.34, probabilmente porta il colletto interamente nero. Quelli che erano al seguito di reparti, avrebbero dovuto portare l’uniforme del reparto. Il Cappellano, fotografato, è sicuramente al seguito di un reparto, come testimoniato dallo scudetto divisionale al braccio, avrebbe dovuto portare il colletto del reparto (ad esempio nero filettato rosso se Fanteria).
Discorso ancora meno chiaro le controspalline. Dalle foto figurano nere, come per l’abito talare (in questo caso avrebbero dovuto portare le sole stellette). In realtà, avrebbero dovuto essere grigioverdi filettate di porpora con un fregio simile a quello da copricapo. Questa è un’altra peculiarità dei Cappellani. Per tutte le Armi e Servizi, i trofei da berretto erano identici a quelli da controspallina, tanto che, spesso, dopo il 1940, si utilizzavano quelli da controspallina da mettere sul berretto da campo (bustina).
Sul copricapo, berretto rigido o da campo, il trofeo era composto da uno scudo a fondo rosso crociato tra due rami d’alloro e corona Reale, ben visibile sulla foto. Sulle controspalline il fregio era simile solo che, al posto dei rami d’alloro, c’erano una serie di nodi Savoia.
Ancora più strana la mancanza delle bande ai pantaloni.
Scarpe con gambali a stecca.
Non esistevano tutti i gradi della scala gerarchica. Naturalmente erano solo uficiali. Il Cappellano era equiparato a Tenente, il Cappellano Capo a Capitano, il 1° Cappellano Capo a 1° Capitano, l’Ispettore a Tenente Colonnello, Vicario Generale a Generale di Brigata ed, infine, l’Ordinario Militare a Generale di Divisione.

martedì 24 maggio 2011

Alpino con buffetteria per il Vetterli.


Questa foto mostra un alpino o un territoriale di fanteria, periodo prima guerra mondiale, equipaggiato con il fucile Vetterli, vista la baionetta, con la particolare tasca. Non essendoci il cappello è difficile dire se si tratti di un alpino o di un territoriale. Vista la provenienza della foto (Vicenza-Schio-Valdagno), fa pensare ad un alpino.
Indossa la tipica giubba, mod. 1909 truppe a piedi, caratterizzata dai “salsicciotti”, alle spalline.
Molto interessante la buffetteria.
Porta la buffetteria, in cuoio di bufalo, con le giberne, per i colpi del Vetterli, modello 1877, modificate nel 1887.
La modifica consisteva, rispetto l’altra giberna (mod.1877), nei ganci, due nella precedente, in quanto ne era prevista una sola da portare sul davanti, mentre, come si vede dalla foto, una nel nuovo modello, che permetteva di portarne due. Una per le munizioni ed una per l’attrezzi.
Il Vetterli fu largamente usato durante il primo conflitto mondiale.

martedì 10 maggio 2011

Sergente Maggiore Ardito in G.U.


Siamo nel 1938. È facile datarla, visti alcuni particolari uniformologici. Porta i gradi istituiti dopo il 1937 ed il cinturino, della stessa stoffa della giacca (istituito con circ. n. 900 del 1937), i paramani, ancora a punta (fino al 1938) e le particolari trecciole (solo per i sergenti maggiori), istituite con circ. 273 del 1938.
Al bavero, nero, porta le pipe filettate, probabilmente del Genio. Nella grande uniforme, a differenza della ordinaria da libera uscita, erano presenti, oltre alle trecciole, le decorazioni e le particolari controspalline in metallo, tipo quelle portate dalla truppa.
La sciabola, con dragone e pendagli in cuoio, è la mod. 29 per sergenti e sergenti maggiori Armi a piedi.
Come calzature erano previsti, con i pantaloni corti, i gambali. Nel 1939 fu concesso l’uso degli stivali. Dalla foto sembrano essere presente le filettature ai pantaloni che non dovrebbero esserci.
Al braccio, sopra il distintivo di grado, figura il distintivo da Ardito, su panno nero.
Al petto le decorazioni:
una croce al V.M.;
una croce al merito di guerra;
guerra 1915-18, con una fascetta.
Da quanto visto, si dovrebbe trattare di un “ragazzo del ‘99”, richiamato nel 1917 o 1918.

martedì 26 aprile 2011

Sergente del 3° Reggimento fanteria “Piemonte”


La foto raffigura un Sergente di Fanteria del 3° Reggimento Piemonte in uniforme ordinaria grigioverde da libera uscita. Le mostrine sono di un unico colore, scarlatto. Visto i gradi che porta, siamo prima del 1937, anno in cui i gradi cambiarono di forma e posizione, da sopra al paramano, a punta, passarono sul braccio, più piccoli e capovolti. Nello stesso anno, il 1937, la giubba (circ. G.M. n. 900) fu dotata di un cinturino in stoffa grigioverde con due bottoncini.
Questa uniforme era composta dal berretto rigido o copricapo speciale, per gli aventi diritto, giubba in anno per sottufficiali con controspalline semifisse (il nostro sergente le porta mobili) non filettate, nastrini delle decorazioni, pantaloni corti senza filettatura, stivalino con gambali a stecca (solo le armi a cavallo potevano portare gli speroni). La camicia doveva essere grigioverde, era permesso, come si vede dalla foto, l’uso della camicia bianca, sempre fuori servizio, dopo le ore 17.00, per i giorni feriali e dopo le ore 11.00 per quelli festivi.
Al braccio scudetto Divisionale, in metallo, della 29 Divisione “Piemonte”.
Sciabola per sergenti e sergenti maggiori armi a piedi, denominata mod. 29, con pendagli e dragona in cuoio grigioverde.
La Grande Uniforme, differiva solo per i fregi metallici, tipo truppa, alle controspalline e, per gli aventi diritto, attributi per G.U. sul copricapo speciale. Camicia bianca e decorazioni.

domenica 10 aprile 2011

Militari di truppa con mostrine del primo tipo


Le due foto mostrano il primo tipo di mostrina, più giustamente ”vecchio tipo”, indossato sull’uniforme mod. 33.

Occorre fare delle premesse. Anche se entrambi portano una mostrina simile, ci troviamo di fronte a due uniformi completamente diverse.

La n.1 è, di fatto, un’uniforme inventata. Nei gabinetti fotografici, era consuetudine “abbellire” il militare che faceva la foto da inviare a casa, ai familiari o alla sua fidanzata. In questo caso spicca la camicia bianca, mai prevista per la truppa ed il cappello confezionato con un tessuto diverso da quello fotografato. Doveva essere confezionato con ”panno da truppa” come quello della foto n.2. il berretto rigido fu istituito nel 1935 ((G.M.U. 819/35), denominato appunto mod. 1935.

La foto n.1 mostra un militare di truppa del 43° reggimento Fanteria Forlì, la mostrine sono bianche con righette azzurre.

Le mostrine sono, però, non conformi, in quanto dovevano essere come quelle portate sulla vecchia giacca quindi con il bottoncino, così come le porta il militare della foto n.2

La foto n.2, invece, mostra un militare di truppa, del 75° Reggimento Fanteria “Napoli” mostrina bianca con filetto cremisi, con l’uniforme ordinaria, caratterizzata dal berretto rigido mod.35, giubba di panno, camicia di cotone g.v., cravatta nera, pantaloni corti senza filettature. Al berretto, in “panno da truppa”, porta il fregio metallico dorato del Reggimento di appartenenza. Le mostrine, di “vecchio tipo” con il bottoncino, furono abolite con F.d’O. 186 /35, qualche mese prima dell’adozione del berretto rigido. A rigor di logica insieme non sarebbero dovuti coesistere, ma furono usate, giustamente, fino a consumazione.

Capitano di fanteria del 61° Reggimento Fanteria, Brigata Sicilia, per Divisione Motorizzata


L’ufficiale è in uniforme ordinaria, caratterizzata dal berretto rigido, la camicia bianca ed i nastrini delle decorazioni. Con questa tenuta erano prescritti i guanti marroni o bianchi (fuori servizio). I pantaloni erano quelli corti, con stivali o gambali, la sciabola era la mod. 88. Se venivano indossati quelli lunghi, quando consentito, non si portava la sciabola.

Come tutti i reparti inquadrati nelle Divisioni Motorizzata (D.M.) porta il colletto in colore azzurro.
La foto, colorata, evidenzia il colletto azzurro. Le mostrine della Brigata erano leggermente differenti da quello che si vede dalla foto, fondo scarlatto e righette verdi. Controspalline filettate in amaranto, tipico della fanteria. Spesso, con libera interpretazione, sulla grande uniforme g.v., simile a questa, dove venivano portate le controspalline metalliche piatte, come sottopanno, delle stesse, veniva usato il colore azzurro tipico delle Divisioni Motorizzate.
Al braccio ha lo scudetto divisionale, essendo in ricamo e non metallico, vuol dire che siamo dopo il 1938, quando, appunto, furono aboliti quelli in smalto su metallo (per Ufficiali). Su questo scudetto figurava la scritta Divisione Motorizzata 8 PO era, a differenza di quelli per Divisione Fanteria (D.F.), su panno rosso. Gli scudetti per D.M. divennero, di questo colore, con F. d’O. 266/35.
I nastrini che, purtroppo, non sono “colorati” sono:
· Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia;
· Croce al merito di guerra;
· Croce di anzianità di servizio;
·  3 anni nella prima guerra mondiale (fatiche di guerra);
· Medaglia ricordo Unità d’Italia.