I Guastatori


Sommario

I Guastatori Piemontesi

Le sezioni guastatori nei reparti d’Assalto

Gli Sturmpionier tedeschi

Nasce la specialità

XXX Btg. per C.d’A. Alpino

XXXI Btg.

XXXII Btg.

XXXI Btg. del Genio Alpino

30° Compagnia del Genio Alpino

30° bis Compagnia del Genio Alpino

10° Compagnia “Santa Barbara”

11° Compagnia per la VI Armata

Reparto Guastatori per il Reggimento San Marco

L’870° Nucleo Guastatori del Genio del Gruppo di combattimento “FRIULI”

Il Battaglione “VALANGA”

Il secondo dopoguerra

Brevetti, medaglie e distintivi

Mine ed esplosivi

Le decorazioni

Ai reparti

Militari

APPENDICE: LE COMPAGNIE CON I PRIMI COMANDANTI

Bibliografia




I GuastatoriPiemontesi
Verso la fine del ‘700, il Re di Sardegna, con Determina del 21 Gennaio 1793, dettò delle disposizioni per la formazione del Corpo dei Guastatori.
Già esisteva, nella Legione degli accampamenti, il battaglione Guastatori, con questa nuova disposizione veniva creato il Corpo Dei Guastatori.
Il comando era affidato ad un colonnello o tenente colonnello (luogotenente colonnello).
Era strutturato su due battaglioni di quattro compagnie ognuna.

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Le sezioni guastatori nei reparti d’Assalto
Come prima “cellula” nacquero le “Compagnie della Morte”, piccoli reparti, quasi tutti con militari del Genio esperti di esplosivo che, strisciando sotto il fuoco nemico, ponevano cariche esplosive sotto i reticolati, per far distruggere l’ostacolo passivo: il reticolato.
Finalmente comparvero le Bombarde, armi a tiro curvo, utilissime per la distruzione dei reticolati.
Quando, nel 1917, nacquero i Reparti d’Assalto, nella struttura del reparto, comparve la figura del Guastatore (squadra guastatori), nel plotone specialisti formato da:

- squadra mitraglieri, con 16 Arditi;
- squadra guastatori, 12 Arditi;
- squadra segnalatori, 15 Arditi.

La squadra guastatori svolgeva una funzione, iniziale, simile a quella che svolgeranno i Guastatori nella seconda guerra mondiale: l’apertura di un varco. E come i propri “nipoti” erano i primi ad entrare in azione! Piazzavano una bomba di bombarda sotto il reticolato e, dopo esplosa, completavano il varco con piccozza e badile. Finita l’azione, collaborando con i plotoni d’assalto e d’attacco, si riunivano per eseguire lavori speditivi difensivi.

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Gli Sturmpionier tedeschi
L’esercito tedesco, Herr, aveva, fin dalla prima guerra mondiale, reparti di Pionieri d’Assalto. La consacrazione e visibilità all’estero, la ebbero, però, agli inizi della seconda guerra mondiale.
Le azioni fatte sulla linea Maginot ed in Belgio, assalendo il forte Eban Email, avevano “sfatato” il mito di queste fortificazioni invincibili! Le immagini delle azioni, utilizzando le cariche cave, semisferiche, dove si vedevano i fori prodotti dall’esplosivo, fecero il giro del mondo.

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Nasce la specialità
Prima della guerra, in Italia, non esisteva tale specialità. Un ufficiale superiore del Genio, Pietro STEINER, sull’esperienza dei nostri Reparti d’Assalto e dei Surmpionieer tedeschi della prima guerra mondiale e su quella della seconda, appena iniziata, propose di istituire questa specialità. Il compito non era agevole. Non c’era un minimo di esperienza. Fu scelto il posto dove si sarebbero addestrati i futuri “Genieri d’assalto”: Campo dell’Oro, presso Civitavecchia in provincia
di Roma.
L’addestramento durava circa 6 settimane. I primi arrivati oltre a costituire il campo, realizzando poligoni e baracche, dovettero letteralmente “inventarsi” l’addestramento. L’unica cosa certa è che veniva effettuato con munizioni, esplosivi e lanciafiamme veri! Il Colonnello Steiner voleva persone che, al momento del pericolo, non mettessero in difficoltà, assaliti dalla paura, la squadra o il plotone.
Steiner era solito andare in mezzo ai futuri Guastatori e gettare, in maniera non pericolosa, bombe a mano o altri artifizi esplosivi. Se l’allievo mostrava segni di paura, veniva rispedito al reparto di provenienza! La selezione doveva essere e fu, severissima!
A questo scopo utilizzò il sistema già sperimentato dai nostri reparti d’assalto, durante la prima guerra. Se uno della squadra veniva ferito o perdeva la vita, era rimpiazzata l’intera squadra. La squadra che aveva perso uno o più elementi, veniva mandata in addestramento con i nuovi per formare pieno affiatamento. Solo dopo il raggiungimento di questo obiettivo, potevano di nuovo operare. Era fondamentale la fiducia tra tutti i componenti la squadra.
Molti guastatori, benché brevettati, furono “rimandati a casa” al momento dell’arrivo al reparto. Venivano, infatti, sottoposti a delle vere e proprie “prove di coraggio”, dagli ufficiali del reparto.
Due furono i corsi svolti a Civitavecchia, dove si formò l’ossatura della specialità. Da questi due corsi uscirono 9 compagnie che, successivamente, furono inquadrati in 3 battaglioni più alcuni reparti autonomi.
Dal primo corso, (9 agosto – 30 settembre), uscirono 4 compagnie: la 1°, la 2°, la 7° e l’8°.
Dal secondo corso, Ottobre 1940, uscirono le altre 5 compagnie che diedero vita al XXX e XXXII. Quattro del Genio ed una sola del Genio Alpino (la 9°).
La 3° e la 4° formarono il XXXII battaglione che fu il primo ad entrare in azione (Africa Settentrionale).
La 5° divenuta 6°, che insieme alla 9°, dopo aver “messo la penna”, confluì nel XXX battaglione Guastatori del Genio per C.d’A. Alpino.
La 6° divenne 5° e rimase autonoma.
Successivamente la Scuola passò alla Fanteria (non volontari) con istruttori del Genio.
L’addestramento, dei Guastatori del Genio, continuò presso la Compagnia addestramento, amministrata dal 5° Reggimento Genio. Naturalmente la sede di Civitavecchia era un’altra cosa!
Inizialmente la sede era a Ronchi dei Legionari (GO), successivamente passò a Banne (TS). In tutto i corsi furono sei, due a Civitavecchia e gli altri presso la Compagnia di addestramento.
Presso questa compagnia, oltre a formare i guastatori che sostituivano i caduti e feriti, nacque anche la 10° compagnia, denominata Santa Barbara, l’11°, la 30° (Genio Alpino), e la 30° bis (Genio Alpino).
Presso Torri del Benàco, dove c’era, come istruttore, Manlio M. Morelli della 9°, si brevettarono i Guastatori Nuotatori del San Marco, salvo il loro comandante, Fernando Berardini (M.d’O. al V.M.), che si era brevettato a Civitavecchia dove rimase come istruttore per i Guastatori di Fanteria, prima di passare, presso Pola, al comando del reparto.


Primi inquadramenti

Al termine del I corso, (ottobre 1940) le varie compagnie furono dislocate in varie zone. Alcune furono “smembrate” con i plotoni inviati presso vari reggimenti.
Al termine del 2° Corso della Scuola Addestramento di Campo dell'Oro, erano state formate le altre cinque compagnie. Tre (5°, 6° e 9°) furono unite sotto il comando del Capitano s.p.e. Vincenzo Mazzucchelli di Morazzone.
La 5° comp. "Tuona la Tempesta", assunse poi il numero 6° la 6° comp. "Teste dure" divenne 5°, "Tuona la Valanga", costituita di Guastatori Alpini, era comandata dal Ten. s.p.e. Manlio Maria Morelli (soprannominato “Aquila nera”) che aveva già meritato (Giugno 1940) una Medaglia d’Argento al V.M. combattendo sul fronte francese.
Alla fine di Febbraio 1941 le 3 compagnie furono inviate in Albania, dove il 28 Ottobre 1940 era cominciata la guerra contro la Grecia; assegnata alla IX Armata e dislocata presso il Villaggio di In, sul lago di Òcrida, dipendeva da un Raggruppamento Speciale Genio, e si dedicò all'addestramento.
L'8 Giugno cominciò il rimpatrio della 5° e 6° compagnia, ultima a partire fu la 9° Alpina, temporaneamente trattenuta al C.d’A. Speciale Alpino. La 5° e la 6° andarono ad Udine, all'11° Rgt Genio, la 9° a Torri del Benàco, sul Lago di Garda, alle dipendenze del 4° Rgt Genio di Verona. La 6° “Tuona la Tempesta” si trasferì a Ronchi dei Legionari (GO) alla compagnia Addestramento Guastatori, per completare il suo organico, addestrando nuovi Guastatori.
Le compagnie 6° e 9° Alpina, formarono il XXX Btg Guastatori del Genio Alpino (per C.d’A. alpino). Fu così che per la prima volta, i guastatori della 6° misero, con orgoglio, la penna nera!
La 5° compagnia "Teste dure" passò alla Divisione Aviotrasportata La Spezia, per partecipare al progettato attacco all'isola di Malta, che non fu mai eseguito: seguì le sorti della Divisione La Spezia in Tunisia.

5° compagnia “Teste dure”
Questa compagnia, dopo aver cambiato da 6° a 5°, lasciò il XXX battaglione e venne trasferita, nell’Aprile del 1942, a Carrara, presso la Divisione aviotrasportata “La Spezia”.
Questa Divisione era stata formata per l’operazione su Malta. Per vari mesi si addestrò alle tecniche dell’avio-trasporto, con il resto della Divisione.
Svanita l’azione, il 10 Novembre del 1942, fu inviata in Africa Settentrionale, al confine Cirenaico.
Venne, purtroppo, utilizzata per compiti diversi da quelli per cui era stata creata: posa di campi minati e costruzione di ostacoli anticarro! Lavori da zappatore, al massimo artieri d’arresto, ma no da Guastatori.
Con lo sfondamento del fronte arrivò in Tunisia, dove realizzò e difese alcuni campi minati (marzo 1943).
Nell’Aprile dello stesso anno, venne impiegata sulla linea di El Akarit, ripiegando per ultima. Venne, quindi, aggregata al 125° reggimento fanteria.
Con questo reparto partecipa alla difesa di Sidi Zid. Nell’ultimi giorni di Aprile ed i primi d Maggio, previene diversi attacchi.
L’11 Maggio ripiega su Sidi Mansour e, alla fine della mattina, distrugge le proprie armi. Cessa l’ultima difesa Italiana. Durante la campagna in A.S. ebbe 6 morti, 11 feriti e 55 dispersi.

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XXX Btg. per C.d’A. Alpino
Unite le due compagnie, al comando di Mazzucchelli di Morazzone, il XXX iniziò intenso addestramento in montagna.
1l 17 Marzo 1942 il Btg fu assegnato al C.d’A. Alpino in fase di costituzione per essere inviato al fronte russo, in seno all'ARMIR.
La partenza per il Fronte Orientale avvenne il 21 Giugno 1942. Si addestrarono come cacciatori di carri con l'uso di mine magnetiche, tedesche, furono istruiti sulle mine di legno e quelle di vetro usate dai russi, non rilevabili dai cercamine magnetici, sulle penne esplosive, e sulle tecniche della lotta contro i partigiani.
Il 25 Agosto 1942 si trasferì a piedi sulla linea del fiume Don, a Voroscilovgrad e da lì giunse, il 25 Settembre ad Arkhangelskaja, dove si sistemò in difensiva, stese campi minati e reticolati, e compì pattuglie oltre il fiume, in territorio nemico. Il 19 Novembre 1942 i Russi scatenarono una violenta offensiva invernale.
Il XXX Alpino era stato inviato in un primo tempo a schierarsi a scacchiera dietro la Divisione Vicenza; il 7 Gennaio 1943 tornò ad Arkhangelskaja.
Il 13 Gennaio un plotone della 9° compagnia, comandati dal Ten. Costa, respinsero con mine magnetiche e bombe anti carro (Pazzaglia) un attacco di carri, distruggendone uno.
La mattina del 15 Gennaio 1943 il Btg. si trasferì d'urgenza, in assetto di guerra, e con armi controcarro, a Rossosch, sede del comando del CA Alpino: si erano verificate puntate di carri.
Il Magg. Mazzucchelli, giunta la colonna a Rossosch alle 16.30, durante una incursione aerea, fece accantonare il personale in edifici ubicati intorno alla sede del Comando del CA Alpino.
La mattina del 16 Gennaio il Magg Mazzucchelli è presente al Comando del C.d’A. Alpino quando il Gen. Giulio Martinat, Capo di SM della GU, apprende al telefono che una colonna corazzata russa, con Fanterie, sta attraversando il Ponte sul Fiume Kalitwa, puntando su Rossosch. Mazzucchelli offre il XXX per arginare l'avanzata, Martinat accetta.
La 9° compagnia parte subito.
Il Magg Mazzucchlli ordina che la 9° compagnia marci in fila indiana. Piovono sulla colonna raffiche di PPSH41, abbattendo uomini di testa; il Maggiore è a terra con la gola squarciata, e mormora al Ten. Sonzini accorso accanto a lui: "Viva l'Italia".
Morelli ordina ai suoi di defilarsi dietro le case, fa appostare i Guastatori di testa al riparo di macerie e rottami, ordina di aprire il fuoco. Viene ferito gravemente al braccio destro, continua ugualmente l’azione riuscendo, in quelle condizioni, a distruggere un T.34 con, sopra, diversi siberiani!
AI Ten. Astrella, il Magg. Mazzucchelli aveva ordinato di adunare gli uomini e di seguire la 9°; quel movimento fu ostacolato da forti pattuglie russe, giunte ai margini di sinistra della Piazza.
Il Comando C.d’A. Alpino, abbandonata Rossosch, si era trasferito a Nord, il Btg Sciatori Alpini "Cervino" aveva ripiegato, mancavano collegamenti con altri reparti. Astrella e la sua 6° compagnia erano rimasti soli in città. Egli assunse il comando del Btg, asserragliò i superstiti del XXX dietro la palazzina già sede del Comando C.D’A., resistette a carri e Fanterie, col solo fuoco di fucili mitragliatori e bombe a mano. Verso le Il la 6° si trovava investita su tre lati, mentre sul quarto i Russi tentavano di chiuderla in una sacca. Astrella decise di sfondare in quella direzione, prima che fosse troppo tardi.
Da li iniziò la penosa ritirata che vide esempi di straordinario eroismo.
La sera del 2 febbraio il Ten. Astrella giunse a Scebekino con un suo gruppetto, ricongiungendosi ai resti del C.d’A. Alpino. Vi trovò il S.Ten. Valori con 11 uomini del XXX, che in quel momento contava perciò 3 Ufficiali, 2 Sottufficiali e 27 militari di truppa; il 4 Febbraio ne giunsero altri due.
Quel giorno cominciò il lungo trasferimento in Italia dei superstiti del XXX Btg. Guastatori Alpini, che giunsero a Glinitza, dove furono raggiunti dal Ten Battistelli con 5 militari.
Il Bollettino di Guerra No. 630 dell’8 Febbraio 1943, del Comando Supremo Sovietico, diceva:" Soltanto il Corpo d'Armata Alpino deve ritenersi imbattuto sul suolo di Russia".
Da Maloj-Woprik, dove arrivarono il 19 Febbraio, i Guastatori partirono alle 03 del 20 con autocarri tedeschi e giunsero due ore dopo a Rommy. Lo stesso giorno 20 partirono con una tradotta della Divisione Vicenza. Raggiunti da altri 8 militari, il 24, partirono a piedi, raggiunsero Jerenino, dove ne arrivarono altri 5, indi altri 4. Ora erano 4 Ufficiali, 4 Sottufficiali, 40 uomini di truppa; il12 Marzo la forza era salita, rispettivamente, a 6, 7 e 52. Furono sottoposti a bagni e disinfestazione, essendo pieni di pidocchi.
Il 13 Marzo si recarono a piedi a Gomel, dove salirono su una tradotta tedesca, che li trasportò a Minsk, da dove, con un treno italiano, giunsero il 20 a Tarvisio e da lì a Camporosso, ove i Sottufficiali e la truppa furono trattenuti in contumacia per 15 giorni. Per il medesimo scopo gli Ufficiali andarono a Bagni di Lusnizza.
Il 3 Aprile 1943 i superstiti vennero inviati in licenza di 30 giorni, più il viaggio, al termine della quale affluirono al 5° Rgt Genio di Banne (TS).

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XXXI Btg.
A metà Aprile del 1941, era finita la guerra con la Jugoslavia. Le 4 compagnie si riunirono, a Castua in Croazia, ed il 18 Aprile, fu costituito il XXXI battaglione e posto al comando del 1° Capitano Nicola Cicchese Qui iniziarono i vari addestramenti.
Nel Giugno, per far fronte alle perdite subite dal XXXII che già si era fatto onore in A.S., 60 Guastatori, al comando del Sten. Rota Rossi, furono inviate presso questo reparto.
In Agosto il reparto fu inviato a Settimo Torinese (7° Genio) per ricevere l’equipaggiamento coloniale, vista la prossima destinazione in Africa Settentrionale.
Il reparto fu messo agli ordine del Maggiore in s.p.e. Dante Caprini, osservatore d’aeroplano.
Le quattro compagnie erano comandate da:

- 1° compagnia, Ten. Zaccaria STIEVANO;
- 2° compagnia, Cap. Aldo CHIOLERO ;
- 7° compagnia, Cap. BRANCOLINI;
- 8° compagnia, Cap. Renato AMORETTI..

Il 16 settembre, il reparto partì, alla volta dell’Africa, dal porto di Taranto, a bordo della motonave “VULCANIA”, scortata da alcuni cacciatorpediniereIl 18 di settembre, il reparto sbarca in Africa, a Tripoli ed inviato presso l’oasi di Zanzur, per l’acclimatamento necessario.
Il 12 di Ottobre venne assegnato al XXI C.d’A., comandato dal generale Enea NAVARRINI. Da questo giorno, fino al 12 di Novembre, i Guastatori iniziarono gli addestramenti per l’attacco alle opere fortificate di Tobruk. Queste opere erano state realizzate dal nostro Genio Militare.
Il 19 Novembre, per ordine del XXI C A, la 2° e 7° compagnia si schierarono in linea a Bu Hamed, nel Settore Est di Tobruk, con la Div. Bologna; la 1° e
l’8° sì schierarono a Bir Lefa'a, con la Div. Brescia, lungo la pista desertica che da El Adem scende a Bir el Gobi ed a Giarabub. Era la prima volta che quei reparti venivano impiegati in azioni di guerra.
Il 5 Dicembre il XXXI schierò a Schifet di Bir Battuma, poi a Sidi Rezegh, dove Caprini, costituì un nuovo caposaldo; successivamente a Quota 147 sul Trigh Capuzzo.
Il giorno 8 il XXXI era ad Ain el Gazala, circa 60 km a Ovest di Tobruk.
Il 18 Dicembre Rommel fu costretto ad ordinare la ritirata generale. Il XXXI si trovava a circa 10 km a Sud del Villaggio Giovanni Berta, in zona Bu Halfaia, sulla Gebelica Sud. Alle 18 dello stesso giorno dava inizio al trasferimento a Barce.
Non bastando gli autocarri, per trasportare tutto il XXXI, il comandante fece partire la 7° e la 8° con alcuni elementi delle altre trattenendosi sul posto con la forza rimanente, attendendo il ritorno dei mezzi di trasporto, per un secondo viaggio. La mattina del 19, mentre i Guastatori stavano caricandosi sugli autocarri, con i loro materiali, furono accerchiati e catturati da autoblindo inglesi.
Il reparto perse, senza avere la possibilità dì combattere, 8 Ufficiali, 19 Sottufficiali e 171 militari di truppa; tra essi il comandante Caprini. Il comando veniva assunto dal Capitano Chiolero.
Il XXXI, alle dipendenze del X C A, fu assegnato alla Divisione Pavia.
Il 3 Aprile 1942, accanto ad un rimorchio carico di armi, munizioni e vestiario, vicino ad una riservetta di munizioni sistemata in una cavità del muro prospiciente, fu acceso un fornello a benzina tipo "Primus” che si rovesciò, appiccando, il fuoco ad un pneumatico del veicolo. I Guastatori si prodigarono affannosamente per spostarlo lontano dalle 4 case coloniche che si fronteggiavano in quel luogo, il Ten Di Lorenzo ne afferrò il timone. Lo scoppio non fu evitato, diverse case furono semidistrutte, Chiolero, fuori dal suo comando, fu preso in pieno dall'onda esplosiva. Perirono, con lui, 3 Ufficiali, 19 militari di truppa e Sottufficiali.
Di Lorenzo riportò la frattura d'un braccio e poté tornare in servizio un anno dopo.

Il comando del Battaglione venne assunto dal Capitano
Amoretti, già comandante della 8° “Leone”, che fece riprendere l'addestramento.

Dall'ultima decade di Maggio il XXXI era stato
dislocato a Sud della, località di Tmimi, un semplice
punto del deserto, alle dipendenze del X CA. Venne
successivamente assegnato al XX CA, comandato, dal Generale Ettore Baldasarre, per operare con quella Grande Unità, quando
Rommel, battuta l’11° Armata in Marmarica, si
accingeva a sferrare un attacco risolutivo contro la piazzaforte di Tobruk.

Nella notte del 19 sul 20 Giugno, attuati febbrili
preparativi, i Guastatori del XXXI compirono una marcia di avvicinamento alle
basi di partenza per le loro azioni la 7° da el Adem, la 8° da Bellafa’a. La 1°
rimaneva in riserva.

Compito della 7° (comandante interinale Lino Leonardi), era di aprire i varchi: I Guastatori furono
accolti da violenti tiri di artiglieria e da intense raffiche di mitragliatrici
pesanti, non conoscendo la zona, che non aveva potuto essere preventivamente
osservata, si diressero verso destra ed alle 08.00 aprirono il primo corridoio
nella fascia minata tra R 55 e R 57 ed alle 08.30 un secondo tra R 55 e R 53.
Alle 08.45. La 7° comunicò che i passaggi erano stati aperti anche nel
reticolato, ma soltanto verso le 10.30 il plotone di destra del XII Btg dell’’8° Bersaglieri poté presentarsi tra R 53 e R 55
per entrare nel dispositivo nemico. Il resto di quel Btg

passò verso mezzogiorno, e nel pomeriggio anche il V battaglione, dello stesso
8° passò nel varco aperto dai Guastatori. Quello tra R 55 e R 57 non fu
utilizzato.

I Guastatori avevano fatto brillare i tubi esplosivi nel campo minato profondo 25 m, rimosso a mano mine rimaste inesplose; avevano varcato il fossato anticarro largo 7 m, disinnescando le pericolose mine a strappo antiuomo, ed aperto un varco anche nel reticolato a siepe trapezoidale largo 12 m.

La 8° compagnia, giunta in linea alle 06.30, fu immediatamente investita da violenti tiri delle armi automatiche del II Btg Cameron Highlanders (scozzesi). Non riuscì a superare le difficoltà, nonostante l'intervento di alcuni carri M 13, che avanzarono per dare diretto appoggio.

Durante l’azione, innumerevoli furono gli atti di
coraggio dei Guastatori. Il più importante, che valse la seconda Medaglia d’Oro
al V.M. alla specialità, fu quello del caporal maggiore LECCIS, portatubi, ucciso da un colpo di cannone anticarro in pieno
petto. Molto risalto fu dato dai giornali a questo avvenimento. L’azione dei
Guastatori fu ripresa da quasi tutti i mezzi di stampa. “Primi ad irrompere sui
fortini di Tobruk sono i Guastatori del XXXI”, così
titolava un famoso quotidiano riprendendo le notizie delle S.M.E..

Dopo questa operazione tutto il Battaglione fu adibito a servizi di difesa costiera.
Il Maggiore Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo, appena brevettato, si fece inviare in A.S., e raggiunse il XXXI a Tobruk alla fine di Giugno 1942.
Il 24 agosto il XXXI si accampava ad una decina di km dal fronte, nei pressi del Comando XXI C A, cui era stato assegnato il giorno 18, e vi insediava il proprio Comando e la base logistica.

Il 30 Agosto l'AIT sferrò l'offensiva che gli Italiani
chiamarono "Battaglia di Santa Rosa", ed i Tedeschi "Corsa dei
Sei Giorni", in ricordo di una gara ciclistica che si svolgeva in
Germania.

Per un’azione voluta direttamente dal Feldmaresciallo E.Rommel, due compagnie del XXXI dovranno effettuare due
attacchi dimostrativi. La 1° con De Rita, doveva assaltare il caposaldo del Ruweisat, la 7° con Santini, il caposaldo Walter.

La 7°, era il 30 di Agosto, partendo dall’interno di
una vecchia cisterna romana, viene fatta segno da un martellante tiro di
artiglieria. Il comandante di un battaglione tedesco, sostiene che questo
attacco (caposaldo Walter), sarà molto sanguinoso. Alle 24.00 i tiri cessano e
i plotoni della 7° possono avanzare strisciando sul terreno.

Giunti al caposaldo lo trovano sguarnito. I difensori
si erano allontanati aiutati dai tiri delle artiglierie. Con i lanciafiamme e
cariche di esplosivo distruggono tutto, cercando di attirare l’attenzione su di
loro, senza successo. La previsione “funesta” del maggiore tedesco, per
fortuna, non si era avverata!

Nella stessa data, la 1°, De Rita, con il comandante
del XXXI, Magg. Caccia Dominioni, alle ore 22,00
attacca il caposaldo sul Ruwesait, attraversando il
campo minato.

I Guastatori, insieme ai paracadutisti tedeschi di Ramke, attaccano il caposaldo catturando circa 50 prigionieri. Un plotone, al comando del serg. Rametta, attacca da nord ed insieme a fanti della Bologna, cattura diversi prigionieri Indiani ed Inglesi. L’azione era perfettamente riuscita. Fu la prima azione da Guastatore, compiuta dal Magg. Caccia Dominioni.
Il 14 Ottobre 1942 il XXXI passò alle dipendenze del X CA.
Il 22 Ottobre giunsero in linea da Ma'aten Bagusc, dove avevano completato la chiusura delle loro contabilità, ed esaurito le operazioni di stralcio della 3° Folgore e 4° Uragano, 70 superstiti del disciolto XXXII Btg.
Dall'Italia arrivarono 250 complementi brevettati al 5° Rgt Genio di Banne. Con quelle integrazioni la forza del XXXI salì a 610 uomini.

Le compagnie del XXXI erano state subito adibite,
nella seconda metà di Ottobre, allo stendimento di
campi minati, che compivano di notte, proteggendosi con proprie pattuglie. Il
giorno 24, un reparto del Btg fu trasferito a Nord
presso il VII battaglione del 186° Rgt Folgore. che
il giorno successivo subì un attacco, nel quale rimase ferito il Ten. De Rita,
comandante la 1° comp.

Il sten. Rota Rossi; la
notte del 10 Novembre, nell'attivare una V3 che presentava difficoltà
nell'estrazione dello spillo di sicurezza, rimase ucciso dallo scoppio; un
piede fu la parte più grande del suo corpo rimasto dilaniato.

Il 31 Ottobre tutto il Btg
era stato trasferito alla Folgore, dove già era impiegata la 7°.

Ricevuto dal Comando del X C A l'ordine di ritirata,
il Col. Riccardo Barela, Comandante del Genio, il
pomeriggio del 3 Novembre convocò a rapporto presso di se i Comandanti dei 14 Btg Genio da lui dipendenti: non fu presente il Magg Paolo Caccia Dominioni, che
dalle ore 01 del giorno 3 aveva già iniziato col suo Btg

la ritirata dalle posizioni della Folgore.

Abbandonato un autocarro inefficiente, il XXXI iniziò
la ritirata con altri 13, sovraccarichi di materiali e di una parte degli
uomini. Raggiunta Quota 157 nel Deserto di Qattara,
che si estende a Nord della omonima depressione, una parte dei materiali,
eccedente la portata degli automezzi, dovette essere distrutta. Alle ore 19 di
quel giorno 3 Novembre, il Btg si inoltrò a Nord,
lungo una pista desertica per raggiungere la Litoranea. Dopo due ore, altro
materiale dovette essere scaricato, per fare posto sui restanti 12 autocarri
(uno essendo diventato inefficiente) anche a un terzo dei 511 militari
superstiti, i quali avevano fino allora marciato a piedi.

Braccato da un gruppo di autoblinde,
il XXXI dovette abbandonare la pista, dirigendosi invece ad Ovest, in pieno
deserto. Il giorno 5 il Btg subì un primo attacco di
blinde a Khor el Bayat, al quale riuscì a sfuggire, sebbene gli autocarri
fossero sovraccarichi di uomini e di materiali. Alle 14.00, mentre la colonna
stava scendendo un costone, da un gruppo di 14 autoblinde,
in agguato in un canalone, se ne staccarono tre, gettandosi a tutta velocità
per tagliare la strada.

Il Comandante del Btg che, con una camionetta guidata dal Guastatore Rossi, stava recandosi ad ispezionare la coda della colonna, invertì prontamente la marcia, inseguito da raffiche di mitragliatrici, riportandosi in testa agli 8 autocarri già passati, che si sottrassero alla cattura con la massima velocità consentita dal sovraccarico e dal terreno accidentato.
Abbandonati altri materiali, e con lo scarso carburante ancora disponibile, i resti del XXXI si diressero a Nord-Ovest, dove raggiunsero el Dab'a, sulla litoranea, alle 15.00 del giorno 6 novembre. Proseguirono la ritirata, transitarono da Marsa Matruh, Sidi el Barrani e Sollum, ne scalarono il ciglione e giunsero a Bardia.ll giorno 8 erano a Tobruk; per Ain el Gazala, Gebel el Ahd'ar, Derna, Barce, Bengasi, Agedabia. A Sirte, si contarono, erano rimasti 321 uomini. Con questa forza si schierò a difesa a Buerat.
Sul fronte di el Elamein aveva perduto 99 uomini; nella ritirata ne perdette per cattura in movimento altri 266: 6 Ufficiali e circa 260 tra Sottufficiali e truppa.
Il 10 Novembre erano presenti 371 uomini, dei quali 251 provenienti dalla linea.
Il 17 novembre il reparto si trovava a Sidi el Azar, presso Homs, il villaggio arabo che sorge vicino alla bellissima, ellenistica Leptis Magna.
I resti del XXXI erano giunti alla fine di gennaio 1943 alla "Linea di Mareth", dal nome di un modesto villaggio del sud-est tunisino, ampollosamente chiamata "Maginot del deserto": un apprestamento difensivo che si stendeva per 35 Km, mediocre come concezione, con casematte parzialmente smantellate per disposizioni armistiziali, molto deteriorate anche per incuria.
Il XXXI Btg contava un paio di centinaia di effettivi, inquadrati nella l°, dal Ten. Borgognone, e nella 7°, Ten. Restagno, giunti dall'Italia alla fine di ottobre 1942; fu comandato per un certo tempo dal Cap. Di Luzio che fu avvicendato a Marzo dopo 27 mesi di permanenza in AS, e sostituito dal Cap. Santoro Secolo, giunto anch'egli ad ottobre insieme con un contingente di complementi, tra i quali il S.Ten. Benetti, il S.Ten Tronti. Il Santini, che aveva fatto parte del XXXI sin dalla sua costituzione, ed aveva comandato la 7° dopo che nel settembre 1941 era stata lasciata dal Cap. Brancolini, era in licenza in Italia.
Inquadrato nella I Armata italiana, il XXXI ripiegò con essa dal Mareth sotto la pressione dell'VIII Armata costituendo una linea difensiva, la quale dalla foce dell'Uadi Akarit si stendeva a Fedjedi ed al Gebel el Halifa, nell'interno.
All'alba del 31 marzo, sulla soglia del Gebel el Hadjoudi e del Gebel Dedjadj, si sviluppò un attacco, appoggiato da tiri di artiglieria, di reparti della l° Div. corazzata inglese, con un Btg. di Ftr della 2° Div. Neozelandese che espugnò Quota 62. L'accampamento della l° compagnia fu sottoposto a violente raffiche di armi automatiche: il Ten. Borgognone fu ferito ad un braccio, che ciondolò sanguinando, il Sten. d'Amico rimase immerso nel sangue che sgorgava dalla sua gola. I Fanti della Pistoia, che tenevano la Quota, erano stati travolti, gruppi di essi si trovavano nelle mani degli attaccanti.

Il S.ten cpl Rolando Acciaro, che aveva raccolto intorno a sé una quindicina di Guastatori
del suo 3° plotone, si diresse verso il fossato anticarro, dove si trovavano
una quarantina di ANZAC, insieme con un gruppo di fanti della Div Pistoia che avevano catturati; venne raggiunto dal
Serg.magg. Birotti. Da una posizione nella quale mise
in postazione due fucili mitragliatori, aprì il fuoco contro il nemico, che
rispose vivacemente. A questo punto Birotti, veterano
della 4°/XXXIl, con la quale aveva combattuto sin
dall'arrivo in A S, volle rompere gli indugi, precipitandosi contro gli
avversari, distanti una quarantina di metri, venendo immediatamente colpito da
numerose pallottole ad una spalla, e cadendo riverso al suolo. Con l'aiuto del
Guastatore Mundu, Acciaro si gettò a sua volta
all'attacco, e si accorse d'essere rimasto solo; ben presto fu raggiunto dalla
pattuglia guidata da Birotti, riavutosi sanguinante.
Piombarono tutti di corsa sul nemico, ingaggiando, con bombe a mano, mitra,
pistole, pugnali, un combattimento che si concluse con la cattura di numerosi
prigionieri, mentre altri s'erano dati alla fuga, lasciando liberi i
prigionieri italiani. Acciaro, Birotti ed i loro
uomini procedettero cautamente nella direzione in cui ritenevano si trovassero altre
forze nemiche, imbattendosi in numerosi britannici, che custodivano un folto
gruppo di prigionieri: li attaccarono, mettendoli in fuga con lancio di bombe a
mano, mentre gli italiani si gettavano a terra per non essere colpiti;
liberati, si affrettarono a raggiungere i loro reparti.

I Guastatori proseguirono la loro cauta marcia, piombando su una batteria britannica, i cui serventi, una quindicina, si arresero immediatamente; il bottino fu di 6 pezzi da 88 mm, e di una dozzina di camionette, cariche di rifornimenti. Per questa azione l’Acciaro, fu decorato di Medaglia d’Argento al V.M.
Il 7 aprile la Pistoia ordinò che la 7° del Ten. Restagno, conquistasse una Quota del fronte dell'Akarit, presidiata da truppe e ubicata su un impervio massiccio dal quale un osservatorio dominava una vasta spianata. Veniva promesso appoggio d'artiglieria e di aviazione; com'era nelle consolidate tradizioni, non ce ne fu nessuno.
Il Ten Restagno mosse col 2° pt del Sten. Ricciulli, e col 3° pt del Sten. Benetti. Il 1° pt, Sten. Troiani, attaccò da sinistra, il 4° pt, Sten. Tronti, investì frontalmente la Quota.
Accolti da raffiche di mitragliatrice, Tronti ed il suo attendente (in azione gli attendenti facevano coppia con l'Ufficiale) si precipitarono di corsa per un centinaio di metri verso il massiccio, ma l'ufficiale dovette gridare al suo pt di rimanere sulla posizione di attacco, e vi ripiegò con il suo compagno, per evitare di essere catturati da una pattuglia uscita dalla quota.
Nel colmo della notte, il Ten. Restagno ordinò il ripiegamento della 7° comp., che fu tallonata da tiri di artiglieria: dietro di essa si era fatto il vuoto essendo cominciata la ritirata su EnfidaviIle dove si riunirono i resti del XXXI, sotto attacchi aerei che causarono perdite. I S.tenenti Ricciulli, Troiani e Benetti, erano caduti prigionieri.
Alcuni nuclei del XXXI si batterono valorosamente ad Enfidaville, andando all’attacco della fanteria d'assalto neozelandese, appoggiata da carri, coi M.A.B. e le bombe a mano, tra di essi i Serg. Lombardi ed Epis, i cap.magg. Prevedello e cap De Bortoli, veterani del XXXII.
I Guastatori stesero campi minati davanti a Takrouna, sino alla resa generale.

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XXXII Btg.
Dal 2° Corso furono costituite la 3° compagnia Folgore, motto "Usque ad finem", Comandante Ten. Francesco Tuci, e la 4° compagnia Uragano, motto "Per vincere", Comandante Ten. i.g.s. Umberto Torregrossa, che furono mobilitate il 12 dicembre dello stesso anno.
Partite da Napoli il 12 gennaio 1941, giunsero a Tripoli il successivo giorno 14; furono unite, il 25 febbraio nel "Btg Guastatori" denominato 1° Raggruppamento Speciale Genio, che più tardi ricevette il numero XXXII, e poste agli ordini operativi del Capitano Giuseppe Cappuccio.
Il XXXII fu il primo Battaglione Guastatori ad operare come battaglione.
Nel mese di maggio 1941 i suoi Guastatori attaccarono la cerchia fortificata di Tobruk. Irruppero nel dispositivo nemico, assaltarono le fortificazioni permanenti con lanciafiamme, cariche cubiche e bombe a mano; espugnarono 5 ridotte difese dai combattivi Australiani.
Le eccezionali dimostrazioni di valore di quegli Arditi, provocarono immediati riconoscimenti da Altissime Autorità Militari, che si affrettarono a visitare il XXXII, espressero la loro ammirazione, conferirono di loro iniziativa 49 ricompense al v m "sul campo".
Appena giunte in Libia, la 3° e la 4° furono messe a disposizione del Gen. Div. Luigi Grosso, Comandante Superiore Genio A S, e incluse nella forza del l0° Raggruppamento Speciale Genio, comandato dal T. Col. I.g.s. Sergio Rogari.
La forza del reparto era di 15 ufficiali, 28 sottufficiali, 276 Guastatori e 73 Genieri, non brevettati per i servizi.
Nella fase difensiva, succeduta alla disfatta della X Armata, il reparto fu dapprima adibito allo scavo d'un fossato anticarro nelle località di Bir Tobraz e Bir Matruh, in Tripolitania.
Si trasferì successivamente a Cheffet el Ghenal, nella zona di Tagiura, sempre in Tripolitania, dove i plotoni furono sottoposti ad intenso addestramento di specialità, per conservare intatta la rigorosa preparazione.
Il 12 aprile il XXXII venne inviato sul fronte della Piazzaforte di Tobruk, dove Rommel stava raccogliendo le forze per sferrare l'attacco.
Il 21 il reparto giunse ad Acroma, nel settore Sud-Ovest del fronte, e vi si schiera in difensiva su una linea di 4-5 Km.
Il 24 il 1 plotone della 3°, fu trasferito presso la Divisione “Trento” e, con la 1° comp. del 61 ° Rgt ftr, partecipò ad un attacco di fortini. Nell’azione un guastatore rimase ferito. Lo stesso giorno il 2° della 3°, posto alle dipendenze della Div. “Ariete”, si schierò con l'8° Rgt Bersaglieri.
Nella notte del 30 aprile i Guastatori serrarono sotto i fossati anticarro, bersagliati da violenti tiri di artiglieria, fecero brillare i loro tubi esplosivi nel campo minato cinto da reticolati, completarono l'apertura dei varchi con le pinze tagliafili e rimossero a mano le mine inesplose: il S. Ten. Vespa disattivò egli stesso mine controcarro rimaste intatte dopo l'esplosione dei tubi. I Guastatori attesero invano sul posto l'arrivo i fanti della Brescia, i quali, "avendo perduto l'orientamento", erano finiti più a Sud, in direzione dell'S5, a qualche km di distanza.
Il Serg. Armando Picone, raggiunto il reticolato che cingeva il campo minato, apertovi un varco, ne restò a difesa con 5 Guastatori, impegnando combattimento con pattuglie di Australiani, che mise in fuga con lancio di bombe a mano e tiri di armi individuali.
Il 3 maggio la 4° compì un'altra azione insieme con un Gruppo di combattimento della Brescia. Il Ten. Anzani attraversò audacemente col suo plotone un terreno violentemente battuto dall'Artiglieria, raggiunse una fascia di reticolati fortemente minata e, nonostante vivace reazione di mitragliatrici, riuscì ad aprirvi dei varchi, dei quali restò a strenua difesa per sette ore, sino al sopraggiungere delle fanterie.
In quei tre giorni di Maggio la 4° compagnia aveva avuto 3 morti, 9 feriti e tre dispersi.
II giorno 6 la 4° passò alle dipendenze della Div. Ariete, per unirsi alla 3° comp.. L'8, due suoi plotoni vennero nuovamente distaccati alla Brescia, che li aveva richiesti per formare un nuovo Gruppo di combattimento, destinato ad un rinnovato tentativo di sfondare la cerchia fortificata di Tobruk.
II 29 aprile la 3° comp. era con l'Ariete.
La sera del 29 il 1° plotone della 3°, agli ordini del S.Ten. Ernesto Betti, andò in azione con un gruppo comandato dal Ten. dei Bersaglieri Melis. Questo reparto era costituito di un plotone Arditi dell'8° Bersaglieri e di 2 carri M 13. I Guastatori aprirono un varco nel campo minato protetto da filo spinato, antistante la Ridotta R3, l'assaltarono e la conquistarono utilizzando lanciafiamme e cariche cubiche.
Guastatori e Bersaglieri vi rimasero a difesa per tutta la giornata del 30, sotto un sole rovente, senza collegamenti né rifornimenti.
Il Comandante dell'8° Bersaglieri (Div. Ariete), Col. Montemurro, aveva frattanto organizzato un Gruppo di combattimento agli ordini del Magg. Gagetti.
Questo Gruppo era costituito dal 5° btg dell’8° Bersaglieri, due compagnie del Btg. carri leggeri L 3 (alcuni dei quali dotati di lanciafiamme), 3 carri medi M 13, l’11° Gruppo del 132° Artiglieria, 3 sezioni di mitragliere da 20 mm contraeree e due plotoni di Guastatori, uno comandato dal s.ten. Madonini, ed uno dal s.ten. De Angelis, comandati dallo stesso Ten. Tuci.
La notte del 30 i due plotoni, si avvicinarono alle posizioni tenute da reparti Australiani.
Di fronte si levava la Quota 209 denominata Ras el Medauar. All'alba i Guastatori disattivarono le mine a strappo, varcarono il fossato anticarro, fecero brillare tubi esplosivi, distrussero reticolati e mine, completarono l'apertura dei varchi con pinze ed a mano.
Sotto il fuoco di artiglieria e mitragliatrici, irruppero nel dispositivo nemico, assaltarono gli Australiani con i lanciafiamme, lanciarono cariche cubiche e bombe a mano.
Alcuni nemici si arresero, altri si dettero alla fuga, lasciando sul campo morti e feriti.
I Guastatori avevano, finalmente, sperimentato, in guerra, la loro azione, tante volte provata in esercitazione.
Un commento al Bollettino di Guerra, trasmesso alle 13 del l0 maggio, informava che reparti del Genio Guastatori avevano espugnato 5 fortini della cerchia di Tobruk. L'R3 era stato conquistato la notte precedente.
Nella giornata del l0 Maggio i Guastatori si rafforzarono sul terreno, scavando buche con le baionette e con le nude mani; si ripararono nei ricoveri dei fortini, sotto infernali tiri d'artiglieria.
Alle 17 si scatenò sulle fortificazioni di Tobruk un violento bombardamento in picchiata di Stuka Nel fortino R5, i plotoni 3° e 4° respinsero decisamente ripetuti contrattacchi Australiani, sferrati per tentare di riprendere la posizione, senza riuscirvi e subendo gravi perdite. Il Sten. De Angelis, fu l'anima di quella resistenza. Venute a mancare le munizioni, fuori uso diversi lanciafiamme, sprovvisti di liquido infiammabile quelli ancora efficienti, egli fece febbrilmente avvolgere intorno a cartucce di gelatina nastri di mitragliatrice inglese trovati nel fortino. Scagliate alle brevi distanze contro gli assalitori, quelle cariche improvvisate contribuirono a respingerli.
La strenua resistenza di quell'avamposto, isolato dai rifornimenti, consentì di tenere l'R5 sino all'arrivo d'un reparto di Bersaglieri, e permise la riconquista dell'R7 il giorno successivo.
Nel giro di pochi giorni fu decorato di due medaglie d’argento al V.M. “sul campo”.
Perduto dai Bersaglieri, che lo presidiavano, il fortino R7, dal quale gli Australiani effettuavano tiri di disturbo, il pomeriggio del 3 il Ten. Tuci riunì i Guastatori muniti anche di candelotti fumogeni insieme ad alcuni Bersaglieri, volontari, li guidò all'assalto dell'R7 espugnandolo.
La notte del 3 sul 4 maggio, alle ore 23, truppe d'assalto Australiane, attaccarono l'R7, presidiato da Bersaglieri e dal 1° e 2° plotone della 3°, comandati personalmente dal Ten. Tuci: un presidio di circa 300 uomini, che era già stato sottoposto ad incessanti tentativi di riconquista. Accerchiati i difensori, gli Australiani li soverchiarono e, concentratili in uno spiazzo illuminato da un carro munizioni d'Artiglieria in fiamme, li sterminarono con tiri di mitragliatrici pesanti trovate sul posto, infierendo sui feriti a baionettate.
All'R5 arrivarono più tardi i superstiti dell'eccidio, grondanti di sangue, per maggior parte feriti e salvatisi perchè rimasti coperti sotto i cadaveri dei compagni uccisi. Nell’azione il Ten. Tuci, ferito da pallottola, era stato finito a baionettate.
La 3° Folgore rimase a presidio degli R3-5-6 sino al giorno 9, subendo altre perdite, sino a quando venne sostituita dai Bersaglieri.
Il l0 Maggio venne ritirata dalla linea ed inviata a riposo alla base della Div. “Ariete”.
L'11 Maggio il XXXII ricevette l'improvvisa visita del Gen. Rommel, il quale dichiarò di essere "fiero di avere al suo fianco Soldati così valorosi", ed assegnò sul campo 3 Croci di ferro di II classe.
Nel Giugno il reparto fu posto in retrovia, dove continuò l’addestramento anche con i Guastatori tedeschi del Pi 900.
Dal 1° di Settembre il comando passa al Maggiore s.p.e. Enea Franceschini, reduce della prima guerra, dove aveva operato in una compagnia lanciafiamme e veterano d’Africa.
Il reparto, era il 10 di Settembre, fu costituito in “riserva d’armata” e posto alle dipendenze del Pi 900, il famoso reparto di Guastatori tedesco. Al comando del Pi 900 c’era il magg. Betz.
I due reparti avrebbero dovuto espugnare Q. 146, operazione “Werner”, tenuta da reparti di artiglieria inglese con plotoni di Australiani.
La notte tra il 14 e 15 il reparto tedesco penetrò profondamente nel campo minato ma fu scoperto e fatto segno di una forte resistenza nemica.
Essendo venuto a mancare l’effetto sorpresa i Sturpioneer tedeschi subirono gravissime perdite. Riuscirono a conquistare la posizione ma non riuscivano a tenerla, causa i contrattacchi degli Australiani. A questo punto il magg. Franceschini, di sua iniziativa, mandò la 3° ad attaccare sul fianco gli Australiani mentre la 4° si oppose frontalmente ai nemici.
Così le due compagnie conquistarono la quota. I tedeschi, fortemente provati, ebbero oltre 100 caduti, si ritirarono lasciando i soli Guastatori a presidiare la quota.
Il magg. Betz, informò il comando del comportamento dei Guastatori. Qualche giorno più tardi arrivò Rommel, per visitare il reparto, si fece dare 4 nomi e li premiò con la croce di ferro di 2° classe. Gli insigniti erano:

- Ten. Maro Pazzaglia;
- Ten. Aroldo Anzani;
- Sten. Rolando De Angelis;
- Serg. Mario Venturi.

Il 9 di ottobre, il reparto passò alle dipendenze del Comando Superiore Genio A.S.
Per tutto il mese i guastatori fecero addestramento, soprattutto anti-carro, utilizzando la PAC (Pazzaglia Anti Carro).
Il 18 Dicembre il reparto fu inviato a Sirte, per mettersi al Comando Superiore Genio.
Il 2 Febbraio viene inviato a Bengasi, da poco liberata. Nel frattempo i Guastatori avevano ricevuto un’altra arma contro carri: il fucilone Solothurn, da 20 mm. Non era certo una gran arma, ma meglio di niente!
Nel primo periodo del 1942, il reparto operò, oltre che a Bengasi, ad El Mechili, facendo alcune incursioni, utilizzando camionette di preda bellica, sminò, oltre 9.000 mine e stese molti campi minati, per un totale di oltre 11.000 mine di vario genere. Il lavoro di sminamento e di attivazione delle mine era oltremodo rischioso. Molti furono gli incidenti con morti e feriti.
Alla fine di Marzo, si trasferì a Cirene, sul Gebel Cirenaico a 621 m s.l.m..
A metà Aprile, il XXXII lasciò Cirene per recarsi a El Agheila. Alla metà di maggio, poco prima dell'inizio delle operazioni, che dovevano condurre alla riconquista della Marmarica e di Tobruk, il XXXII, ormai completamente mo­torizzato e riordinato anche se ridotto a solo 12 Ufficiali, 25 Sottufficiali e 226 Guastatori, si sposta a Tumini, a disposizione del XXI Corpo d'Armata. Iniziata l'offensiva, i guastatori vi partecipano attivamente, eseguendo ricognizioni e realizzando passaggi attraverso i numerosi e profondi campi minati.
L’11 Giugno, caduto il forte di Bir Hacheim, tenuto dai francesi (Francia Libera) ,il bat­taglione, battendo la strada alla Divisione «Sabratha», giunge ad Acroma dove, il 18 giugno il 1° plotone della 3° compagnia attacca con successo la quota 179. La sera del giorno successivo tutta la compagnia si trova già entro la cerchia di Tobruk rintuzzando i continui attacchi condotti da mezzi corazzati inglesi, pronta a partecipare all'investimento della piazzaforte.
Capitolata Tobruk il 21 giugno 1942 le forze italo-tedesche puntano decisamente verso Alessandria d'Egitto, sgo­minando le difese del campo trincerato di Marsa Matruh, 29 giugno, azione alla quale prende parte attiva la 4°, giungendo, il 1° luglio ad El Alamein. Il reparto, giunto fra le prime unità, benché ridotto solo a 120 uomini è inviato a Bir el Maqbua a guarnire un fronte di un chilometro e mezzo. Il 3 luglio partecipa all'attacco, rimasto infruttuoso per il massiccio intervento dell'aviazione inglese, contro le posizioni di El Alamein; successivamente riprende a presidiare il tratto di fronte assegnatogli.
Compito estremamente delicato in quanto trattasi del punto di saldatura fra i settori tenuti ri­spettivamente dalle Divisioni «Trento» e «Trieste». Lanciando un attacco improvviso, il 13 luglio gli inglesi annientano la Divisione «Sabratha»; nei giorni successivi mezzi corazzati attaccano reiteratamente il settore del XXXII, ma vengono sem­pre respinti dalla resistenza dei guastatori. Durante uno di que­sti combattimenti, sempre appoggiati dall'aviazione, l'esplo­sione di un bombardiere inglese precipitato con l'intero cari­co di bombe poco distante dal posto Comando del Battaglione provoca un grave trauma cranico al Maggiore Franceschini che viene sostituito interinalmente dal Capitano Di Luzio.
Il 17 luglio 1942 una azione molto più consistente delle precedenti condotta di sorpresa da truppe d'assalto australiane appoggiate da formazioni di carri Sherman, spazza via una compagnia del 7° bersaglieri, quindi si rivolge contro il XXXII guastatori. Il battaglione oppone una accanita resistenza con­tendendo il territorio al nemico, superiore per numero ed ar­mamento, a palmo a palmo, dando modo alle unità di riserva del Corpo d'Armata di intervenire per frustrare il tentativo di sfondamento. Ancora una volta il nemico è stato fermato, ma il prezzo pagato dai guastatori è stato altissimo; il rapporto del Capitano Di Luzio sui fatti della giornata così conclude :

«A sera sono rientrati i sedici superstiti, tutti con le loro ar­mi ».

In questa azione perde la vita Rolando de Angelis.Qualche giorno dopo, il cappellano, Don L. Matrone, recupera la salma, la ricompone e ne da una prima sepoltura.
Il 1° agosto 1942, il XXXII battaglione Guastatori del Genio è ufficialmente sciolto ed i pochi che non avevano partecipato all’azione, oltre ai 16 ritornati, transiteranno nel XXXI.

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XXXI Btg. del Genio Alpino
Questo battaglione venne istituito presso il 5° Reggimento Genio, di stanza a Banne (TS), dove, come abbiamo già detto, si addestravano i nuovi Guastatori.
Il nucleo iniziale era formato dalle ricostituite compagnie, distrutte in Africa Settentrionale: la 3° “Folgore” e la 4° “Uragano”.
Insieme a questi c’erano anche i Guastatori della 30° bis. Il battaglione veniva completato con nuovi guastatori brevettati proprio presso il 5° reggimento.
Era composto da ben 54 ufficiali, la maggior parte veterani dell’Africa e del Fronte Orientale, 99 sottufficiali con la stessa esperienza e 1.000 guastatori.
Il nuovo organico, quello del 1° di gennaio 1943, prevedeva:

- n. 4 Compagnie Guastatori, armate con 16 fucili mitragliatori Breda 35, 16 mortai Brixia (45 mm) e 16 lanciafiamme, normalmente il mod. 41;

- n. 1 Compagnia Armi d’accompagnamento, con 4 cannoncini controcarro 47/32 e mortai da 81 mm.

Per la prima volta un reparto guastatori aveva ottenuto armi anticarro! Armi che sarebbero state utilissime in A.S.. Certo il cannoncino 47/32, soprannominato “l’elefantino”, non era il massimo! Sempre meglio che niente!
Il reparto ebbe vita brevissima e non fu mai impiegato. Costituito il 1° di Agosto, del 1943, fu sciolto, causa eventi bellici, l’8 Settembre. Gli ufficiali, dopo un “tumultuoso” consiglio di guerra, furono sciolti, dal Capitano Pietro SANTINI, comandante interinale, essendo il capitano più anziano nel grado, dal “Giuramento alla Bandiera, ed ognuno prese la sua strada. Il giorno dello scioglimento, il comandante del XXXI, Paolo Caccia Dominioni, si era assentato dal comando, per raggiungere Roma. Voleva intercedere personalmente, con il Ministero, per avere dotazioni per il personale da lui comandato.
Fu catturato dai tedeschi. Da quella avventura scaturì il volume “Alpino alla macchia”.

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30° Compagnia del Genio Alpino
Fu costituita alla fine del Gennaio 1943 con i Guastatori brevettati a Banne presso la compagnia di addestramento. Oltre ai nuovi brevettati c’erano reduci dei vari reparti distrutti.
Operò essenzialmente contro unità partigiane Slave che attaccavano di sorpresa le truppe italiane.
Il 3 di Aprile iniziò un rastrellamento sul monte Sabotino, in coordinamento con unità alpine.
Si scontrò con una formazione annidata in una caverna. Riuscì a catturare 8 partigiani.
Il giorno successivo catturò un capo partigiano, il Luis Markovic, consegnato alla polizia di Oslavia, subì un regolare processo con conseguente condanna a morte.

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30° bis Compagnia del Genio Alpino
Fu costituita a Banne, presso il 5° Genio. Era composta da quindici ufficiali e circa centottanta tra Guastatori e Genieri.
Risultava inquadrata in 4 plotoni Guastatori ed uno comando, molto simile a quanto voluto con la nuova organizzazione.
A comando della compagnia fu posto il Capitano cpl Vincenzo MASSARI, già del XXX, che si trovava in Italia, al momento della distruzione del reparto.
La compagnia era composta dai reduci dei tre battaglioni più diversi nuovi brevettati.
Anche questa compagnia, acquartierata a Volzana, nell’alto Isonzo, agì contro formazioni di partigiani slavi.
Il Massari, che durante la campagna del fronte orientale aveva appreso le tecniche della lotta anti-partigiana, usciva la sera senza una precisa meta. Cambiava direzione più volte e piombava dove meno era atteso.
Il 1° di Maggio, i Guastatori distrussero un posto di osservazione sul Monte Jessa.
Il 10 di giugno, un gruppo di combattimento, guidato dal Sten. Veronese (già ufficiale del XXXI in A.S.), si scontrò con dei partigiani, ingaggiando una fitta sparatoria. Durante l’azione, i Guastatori, fecero uso anche del lanciafiamme mod. 41.
Il capo della banda partigiana, intimò la resa. Un sottufficiale del gruppo, anch’egli reduce d’Africa, con il XXXII, il serg. Venturi, rispose con una raffica del M.A.B. 38 che uccise il partigiano.
Con un sapiente lancio di bombe a mano, furono messi in fuga i componenti della banda che lasciarono sul campo due caduti, oltre al comandante. I partigiani furono sepolti nel cimitero di Volzana.
Alla fine di Giugno, presso Q. 2230 del monte Nero, dopo sei ore di marcia, le avanguardie della compagnia furono accolte da un nutrito fuoco di armi automatiche.
Senza perdersi d’animo, due plotoni, quello comandato dal Sten. Veronese e quello di Bartoli, assaltarono i partigiani, mettendoli in fuga.
Alla fine de Luglio, la compagnia viene sciolta e gli effettivi passano al rinato XXXI, costituendo la 1° compagnia del nuovo reparto, ora con “la penna”!

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10° Compagnia “Santa Barbara”
Questa compagnia fu costituita il 1° di Giugno del 1942. i Guastatori si erano brevettati presso il 5° Genio, visto che, ormai, Campo dell’Oro, era passato alla Fanteria.
Era comandata dal Capitano Guido Garzano, i suoi subalterni erano il tenente Caglià, i sottotenenti Pasella, Crescini, e Gusberti.
Questo reparto doveva essere addestrato per eventuali sbarchi.
A questo scopo fu inviato all’Isola d’Elba presso il reggimento Granatieri, comandato dal colonnello Spinelli dove fu addestrata proprio per questo scopo.
Successivamente venne spostata a Piombino, quindi a Livorno, in attesa di essere impiegata per l’occupazione della Corsica.
L’azione fu annullata ed i guastatori furono impiegati per lavori da zappatore, come stendere reticolati ed altri ostacoli passivi.
Anche qui, l’8 Settembre, pose fine al reparto, ognuno seguì la propria volontà!
Quantunque non sia mai entrata in azione, ebbe un morto, diversi feriti e mutilati. Prezzo da pagare per chi faceva addestramento con armi vere, al fine di essere pronto per l’impiego.

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11° Compagnia per la VI Armata
Per poter colmare i vuoti, dovuti alle perdite, presso il 5° Genio continuavano i corsi per il brevetto da Guastatore.
L’unico battaglione, nel 1943, rimasto “in vita” era il XXXI in Tunisia.
Per questo motivo un grosso contingente di brevettati (181) nel 4° corso a Banne, fu inviato in Sicilia per raggiungere l’Africa.

Era l’Aprile del 1943, ormai la campagna in A.S. era,
praticamente terminata, così i guastatori furono riuniti in una compagnia,
denominata 11° e posta agli ordini della VI Armata (generale Guzzoni).

Comandante della compagnia era il Capitano cpl. Longoni, con 5 altri
ufficiali, tra gli altri la futura medaglia d’oro al V.M. De Sanctis e il tenente Farragiana,
entrambi in s.p.e., un altro era il sten. Cpl Onorati.

Da Banne fu inviato, su
ordine del colonnello del Genio Ferrari, titolare del 5° reggimento, il ten. cpl. M.Leone, al fine di
ristrutturare, in qualche modo, la compagnia secondo il nuovo ordinamento.

La situazione non era semplice. Oltre a non aver
personale sufficiente, mancavano totalmente alcune indispensabili armi:

lanciafiamme, moschetti automatici (M.A.B.), nessuna
arma di accompagnamento (mitragliartrici, mortai
ecc.).

Sulla base del rapporto il colonnello Ferrari si dette
da fare e, in vario modo, riuscì a recuperare molte armi.

Nel frattempo gli alleati erano sbarcati in Sicilia
(operazione Husky 9-10 luglio), in poco tempo fu completamente invasa. La 11°
compagnia, nei pressi di Enna, subì un violento bombardamento notturno. Anche
questo reparto, prima degli altri, causa eventi bellici fu, di fatto, sciolto.

Alcuni guastatori, tra cui il De Sanctis
e Poli, con molte difficoltà, raggiunsero il 5° reggimento a Banne.

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Reparto Guastatori per il Reggimento San Marco
A seguito di una circolare, nella seconda metà del 1941, dove si richiedeva “gente pronta a tutto”, per particolari azioni, giunsero circa 600 volontari, tra cui 50 ufficiali.
Di questi solo pochissimi, il numero non è certo, riuscirono a brevettarsi.
Su questo reparto, benché siano state fatte molte ricerche, si sa abbastanza poco.
L’addestramento, per il conseguimento del brevetto, fu svolto presso Torri del Bènaco, sul Garda, presso la 9° Compagnia Alpini. Il comandante del reparto, Morelli, fece fare a tutti un addestramento “alpino”.
L’azione più famosa, fu condotta dal Capitano del Genio (R.E.) Ferdinando BERARDINI, nell’Aprile del 1942.
Il Berardini si era brevettato presso Campo dell’Oro, a Civitavecchia ed era rimasto come ufficiale addestratore. Successivamente passò a questo reparto.
Il 3 Aprile 1942 fu effettuata una azione di sabotaggio a tergo delle linee britanniche, con una squadra di nuotatori-sabotatori

L’azione era condotta da due nuclei, imbarcate su due M.A.S., che avrebbero dovuto sbarcare dietro le linee
nemiche; un nucleo comandato dal Capitano Berardini,
l’altro dal sottotenente Gabrielli.

Il primo giorno, causa il maltempo, l’operazione fu interrotta.

La seconda volta la sola imbarcazione con Berardini, nonostante il maltempo, riuscì a far sbarcare il
nucleo di Guastatori.

L’altra imbarcazione, comandante di Marina, Bacci, con il nucleo di Gabrielli,
non volle proseguire nell’azione. I piani dell’azione erano in mano a Berardini, era previsto, per ragioni di segretezza, il
silenzio radio per cui, nonostante le veementi proteste del Gabrielli,
l’azione fu interrotta. Si profilava, al chiarore della luna, una corvetta
inglese, l’ufficiale dei Guastatori propose di “andare all’arrembaggio” o,
quanto meno, di silurarla. Il comandante Bacci si
oppose ad entrambe le azioni.

Comandati dal Berardini,
sbarcati da una motosilurante sulla spiaggia 70 km ad Est di el Alamein, in territorio nemico, la squadra, composta da
13 Guastatori, attaccò una tradotta di armi, munizioni, esplosivi ed altri
rifornimenti, distruggendone alcuni vagoni, interruppe tubazioni
dell'acquedotto che riforniva di acqua del Nilo le truppe di el Alamein e distrusse tratti di binari della ferrovia. Il Berardini con i suoi incursori discese nel deserto, dove
avrebbe dovuto congiungersi con le forze di Rommel entrate nel dispositivo
difensivo: individuati dalla ricognizione aerea, furono catturati: i tedeschi,
frattanto, erano stati costretti a ritirarsi.

Poiché non erano in uniforme, indossavano soltanto un
perizoma, per indurli a parlare, furono minacciati di fucilazione, senza
successo. Gli Inglesi si accontentarono dei documenti militari che essi
possedevano, contenuti in una tasca impermeabile, che li definivano
belligeranti.

Mandato in successivi campi di concentramento, Berardini tentò 5 volte la fuga, la prima scavando una
galleria. Scoperto fu inviato a Massaua per essere imbarcato su un convoglio
che lo avrebbe portato in India. Sebbene ricoverato in infermeria per forte
febbre, il 15 Novembre 1944 si gettò a nuoto nella baia infestata da pescicani.
Salito a bordo d'una nave italiana, catturata, rifugiato tra i fuochisti, si
era tinto il viso di carbone, fu scoperto ed arrestato. Riuscì ad evadere solo
alla fine del 1944, sostituendo un malato di tbc che sarebbe stato rimpatriato,
nell'ambito dello scambio di prigionieri non
atti a combattere. Il malato temendo il siluramento nel viaggio dal Mar
Rosso, lasciò volentieri il posto al Berardini.

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L’870° Nucleo Guastatori del Genio del Gruppo di combattimento “FRIULI”
Alla fine del 1943 si stava costituendo a Manduria (LE) una Divisione italiana per unirla alle forze alleate.

Vi affluirono anche, fin dalla metà di quell'anno i
Guastatori brevettati, i quali furono uniti in un "Nucleo Speciale
Genio", posto agli ordini del Ten. Spe Giorgio
De Sanctis, classe 1921, che aveva frequentato il IV
corso di addestramento, svoltosi a Banne (TS) presso
il 5° Rgt Genio, ed aveva poi fatto parte dell’ 11°
comp. dislocata in Sicilia, dove si trovava in transito per l'A.S..

De Sanctis si era segnalato, sin da quando si trovava al
Corso, per dedizione e forte spirito militare. Rientrato a Banne
il l° Settembre, dopo l'invasione alleata della Sicilia, aveva partecipato ad
alcune azioni contro partigiani slavi.

Con la collaborazione del Ten. Poli, De Sanctis organizzò l'870° Nucleo, che contava circa 50
uomini. Ne curò l'addestramento, con pattugliamenti, ricognizioni, attacchi ad
opere fortificate, sabotaggi, rimozioni di mine e di trappole esplosive,
disattivazione di cariche predisposte alla distruzione di ponti, strade,
edifici. I due Ufficiali chiesero che il reparto, così preparato, fosse inviato
in zona di operazioni.

Il Nucleo fu assegnato, nei pressi del Lago di Fusaro, alla V° Armata Americana, che lo inserì nelle Assault Forces (reparti d'assalto) del suo Intelligence Service (servizio informazioni militari), della quale esso fece parte dal 22 gennaio al 4 giugno 1944; si era unito il S.Ten. Cangiano. Con reparti d'assalto americani e britannici, il Nucleo compì pattuglie esploranti ed offensive, rimozione di mine e trappole, rastrellamenti.
Dopo che fu superata la resistenza tedesca sul fronte di Cassino nel Luglio 1944, l'870° si trovava in zona di Bolsena, dove rimosse sbarramenti minati, e disattivò mine con le quali erano insidiati alcuni edifici.
Il Nucleo entrò a Roma con i carristi americani, e, fornito di camionette, autocarri, e motocicli, bonificò zone minate localizzate dal Ten. De Sanctis su carte topografiche ed in base ad informazioni raccolte dall'intelligence.
Il 6 Agosto 1944, a Firenze, in Viale Michelangelo, De Sanctis rimosse delle mine sotto fuoco di mitragliatrici; il giorno successivo disattivò 17 mine dal Ponte Vecchio, e stese una linea telefonica.

Nel marzo 1945 1'870° era a Riolo
Terme: il fronte si era stabilizzato sul fiume Senio,
in prossimità della "Linea Gotica", con la quale Kesserling

aveva imposto una lunga battuta d'arresto all'avanzata delle due Annate
alleate. I Guastatori del Nucleo furono assegnati al Gruppo di Combattimento
"Friuli", suddivisi in 4 sezioni.

L'11 aprile mentre il Ten. De Sanctis
stava disattivando mine sotto intenso fuoco, un colpo di mortaio gli maciullò
il braccio destro. Nonostante il dolore egli raccolse Guastatori rimasti
feriti, li caricò sulla camionetta, e guidando con la sinistra li trasportò
personalmente al più vicino posto di medicazione, disponendo che fossero curati
prima di lui.
L'870° Nucleo Guastatori ebbe 3 morti, e 28 feriti, dei quali 9 rimasero mutilati.
Al reparto fu tributato un Encomio solenne.
Al Ten Giorgio De Sanctis furono decretate una M.d’A al V.M., una croce di guerra polacca al V.M. e la Medaglia d'Oro al V.M..
In totale, su circa 50 guastatori, furono concesse 27 decorazioni al valore, che rappresentano oltre il 50%. Percentuale elevatissima, forse unica, nella storia delle nostre Forze Armate!

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Il Battaglione “VALANGA”
Il giorno 21 Settembre, il colonnello Mario Ferrari, l'organizzatore della Scuola Guastatori Alpini di Banne, che 1'8 Settembre comandava il 3° Reggimento Genio a Pavia, lanciò un appello
ai guastatori perchè riprendessero le armi per proseguire la guerra contro gli Anglo-Americani.
L'appello fu immediatamente raccolto.
Raggiunta una forza di circa 200 uomini, si pensò di costituire un battaglione il cui comando fu proposto prima al maggiore Paolo Caccia Dominioni, che sia per i suoi ideali politici sia perché, durante la grande guerra europea aveva perso un fratello (il S.Ten.
Cino degli alpini), per mano dei tedeschi, rifiutò l'offerta.
Per cui si pensò al capitano Manlio Maria Morelli.
Questi, dopo essersi incontrato a Milano con lo stesso Caccia Dominioni, decise, invece, di accettare il comando.
Anche lui era fortemente combattuto, sul Fronte Orientale la cooperazione con l’alleato Germanico non era stata certo ottima ed aveva lasciato molti strascichi.
Ma, pur di non lasciare i suoi Guastatori in mano dei tedeschi, accettò l’incarico.
Per assumere il comando del nuovo Battaglione, il comandante sotto la sua responsabilità e contro il parere dei sanitari -aveva lasciato l'Istituto Rizzoli di Bologna, l'ospedale dove era stato ricoverato, dopo essere stato ferito a Rossosch.
Il capitano Morelli fece del battaglione una unità di combattimento di pronto impiego, estremamente flessibile ed autosufficiente.
Alle due compagnie guastatori se ne aggiunse una terza “armi di accompagnamento”, equipaggiata con mitragliatrici pesanti Breda 38, mortai da 81 e cannoni 47/32.
Continuavano intanto ad affluire nuovi volontari e non soltanto dalle zone circostanti Pavia. Nel Novembre giunse alla Caserma Umberto un gruppo di giovani sottotenenti effettivi che, in servizio di prima nomina, si erano brevettati alla fine di Agosto presso la scuola di guastatori di Fanteria di Gubbio (trasferitasi da Civitavecchia).
Ma, mentre proseguiva l'addestramento in varie località sulle rive del Ticino, giunse notizia che i vari reparti costituitisi spontaneamente in Italia dopo l'armistizio, unitamente ai giovani delle classi di leva 1924 e 1925, erano destinati a formare alcune divisioni da addestrare in Germania prima di essere impiegate sul fronte italiano.

Il capitano Morelli, non certo contento, come i suoi guastatori, di questa possibilità, chiese al Col. Ferrari, l'autorizzazione a far arruolare l'intero battaglione nella Xa Flottiglia Mas, comandata da Junio Valerio Borghese.

Avuto il benestare dal colonnello, Morelli ottenne un
colloquio con il comandante Borghese per proporgli l'arruolamento dell'intero
Valanga. Borghese -dopo essersi documentato su uomini e reparti -accettò ben
volentieri la richiesta ed il Valanga entrò così a far parte della Xa Mas già il 20 Marzo 1944.

A fine mese, l'intero battaglione si trasferì da Pavia
a La Spezia, dove però rimase solo pochi giorni.

La prima destinazione del Valanga fu Jesolo.

Qui il Valanga si sistemò nella ex-Colonia DUX,
proprio in riva al mare continuando gli sforzi per completare il proprio
equipaggiamento di materiali ed armi, sia individuali che di reparto.

Arrivarono i mortai da 81 mm ed i cannoni 47/32 per
quella Compagnia armi di accompagnamento che il capitano Morelli aveva voluto
per assicurare al reparto piena autonomia operativa.

Saltuariamente il Valanga veniva impiegato anche in
attività di difesa costiera pattugliando la fascia di litorale che si estendeva
fino a Cortellazzo per contrastare eventuali sbarchi
di commandos.

E' sempre a Jesolo che
giunse l'ordine di cambiare il nome del battaglione, da Valanga in Tarigo. A tutti i reparti della Xa

era stato imposto il nome di una nave affondata. Il cambio del nome, venne
accettato dai guastatori a malincuore. Come pure i gradi divennero quelli in
uso nella Marina. Per cui il capitano divenne, come si legge in alcuni
documenti di quel periodo, tenente di vascello, il sottotenente, guardiamarina,
il caporal maggiore, sottocapo e così via.

Ma un’altra imposizione fu accettata molto amaramente:
la sostituzione del cappello alpino con il basco a giro di bitta tipico della
Marina. Togliere il cappello con la penna ad un alpino era un vero e proprio
“sacrilegio” ma, come vedremo in seguito, fu brillantemente superata grazie
alla caparbietà di Morelli.

Il Tarigo, giunto ad Ivrea ai primi di Agosto.

Il suo primo
compito operativo fu quello di assicurare il controllo della Statale 26, Torino-Aosta, nel tratto di circa 15 chilometri fra Ivrea e
Castellamonte che conduce a Cuorgné,
sede del Comando di Divisione.

Intorno alla metà di Agosto, a seguito di varie azioni
dei partigiani italiani e francesi, il Tarigo venne
inviato a controllare i versanti settentrionali dei monti Unghiasse
e Tovo, che separano la VaI
d'Orco dalla Valli di Lanzo. Il reparto stabilì due basi, a Loana
ed a Noasca, dalle quali le pattuglie partivano per
le loro lunghe perlustrazioni.

I guastatori non ebbero molte occasioni di entrare in
contatto con i partigiani, i quali stavano ormai abbandonando la zona e
ripiegavano sulle Valli di Lanzo. Il comando Xa
decise allora di attaccare a fondo queste valli.

Il piano operativo di attacco prevedeva l'azione
contemporanea di due colonne: il battaglione Lupo doveva percorrere la Valle di
Viù, mentre al Tarigo, con
la 2° compagnia del battaglione NP (s.t.v. D'Avena)
era assegnata la Val d'Ala.

L'operazione ebbe inizio alla fine di Settembre. Le
pattuglie del Tarigo incontrarono, inizialmente,
qualche resistenza e, in uno scontro a fuoco presso Ceres, ebbero due perdite,
i guastatori Tumiati e Vaccina, della 3° compagnia.
Subito i partigiani abbandonarono le loro posizioni e la Val d'Ala poté così
essere occupata.

Per espugnare la testata della valle, il piano di
attacco del Tarigo prevedeva che la compagnia, al
comando del capitano Satta, occupasse il rifugio
Gastaldi, mentre la 2° compagnia, al comando del capitano Barbesino,
doveva raggiungere i Laghi della Rossa. Entrambe le colonne erano rinforzate da
una squadra mitraglieri distaccata dalla 3° compagnia comandata dal tenente Palazzuolo.

L'intera operazione si protrasse per circa cinque ore,
fortemente contrastata dai partigiani, che potevano sfruttare le rocce
sovrastanti i canaloni ed i ghiaioni in forte pendenza lungo i quali i
guastatori erano costretti ad avanzare. Tuttavia, malgrado il notevole volume
di fuoco sviluppato dai partigiani, il lancio di numerose bombe a mano e di
grossi sassi che venivano fatti rotolare dall'alto, le perdite del Valanga si
limitarono a due soli feriti. Gli obiettivi vennero entrambi raggiunti ed i
partigiani sbandati ripararono in Francia, abbandonando nella fuga armi e
materiali. Nel corso dell'azione venne incendiato il Rifugio Gastaldi per
privare i partigiani di una comoda base per le loro eventuali future attività.

Il Capitano
Morelli, piemontese, alpino ed amante della montagna, si era raccomandato con il
capitano Satta –soprannominato “il capitano pazzo”-
perché non “rovinasse” in alcun modo il Rifugio, considerato, dal comandante,
il più bello del Piemonte. Purtroppo, alla prima azione Satta,
fu ferito alla testa, perdendo i sensi, lasciando il comando al sottotenente Pellas. Questi, durante l’azione, pensò bene di incendiare
il rifugio. Quando si presentò dal Morelli fu, da questi, “vivamente
redarguito”. L’eufemismo è d’obbligo!

A seguito di questa azione, il comandante Borghese,
volle complimentarsi con il reparto.

Arrivato trovò il reparto schierato senza alcun
copricapo sulla testa. Indignato si rivolse al Morelli, che aveva “orchestrato”
il tutto, chiedendogli spiegazioni. Con finta sorpresa, “aquila nera”,
soprannome dato al Morelli, ordinò ai guastatori di andare a prendere il
cappello. Tutti, naturalmente, tornarono con in testa il cappello alpino!
Allora Borghese, rassegnato, si rivolse a Morelli dicendogli, in perfetto
dialetto romano: “Va bè, Morelli, fa come ti pare!” (Da
una intervista rilasciatami dal Comandante Morelli).

Da quel giorno via il basco, via i gradi di marina e, soprattutto la nuova denominazione: VALANGA!
Il Valanga sostò ad Ivrea (caserma Val Calcino) solo per una diecina di giorni.
Il Valanga, fra il 20 ed il 30 Ottobre, raggiunse Vittorio Veneto, sistemandosi nella scuola Francesco Crispi.


Nel mese di Novembre si trasferì nella Villa Vianello
a Col di Luna, presso Cozzuolo, la sede del Servizio
Ausiliario Femminile della Xa Mas;
il Valanga ebbe l'incarico di curare i vari servizi atti a garantire la
necessaria sicurezza al trasferimento. Nello stesso mese, giunse da Venezia a
Vittorio Veneto, una compagnia di marinai al comando del S.T.V.
Busca, per essere integrata nel battaglione. Divenne la 4° compagnia denominata
“Serenissima”, che era quello del reparto dal quale era distaccata.

La prima operazione disposta dal comando della
Divisione Xa fu diretta verso la
cosiddetta "Zona libera della Carnia", un vasto territorio montagnoso
che si estendeva fra le valli del Meduna e dell'Arzino,
limitato al nord dall'alto corso del Tagliamento ed a sud dalle colline fra
Maniago e Spilimbergo.

Era controllato da formazioni comuniste Garibaldi e
dalle brigate Osoppo.

Il comando operativo della Divisione Xa, assegnò al Valanga, la valle del Meduna che raggiunse su automezzi Maniago e, dopo una breve
marcia, si concentrò a Meduno nella serata del 28
Novembre.

All'alba del giorno successivo si iniziò l'attacco che
il capitano Morelli dispose su tre direttrici: a sinistra la l° compagnia e la
4° compagnia Serenissima, a destra la 2° compagnia ed al centro -lungo la
rotabile di fondo valle ed a mezza costa, sulle pendici occidentali del monte Chiarandeit, parte della 3°. Nei giorni successivi,
dall'interrogatorio di prigionieri, si apprese che i partigiani avevano
sovrastimato di molto la forza numerica del Valanga, proprio per essere stati
attaccati contemporaneamente, oltre che nei punti previsti, anche in punti dai
quali non ritenevano possibile un attacco.

Nel tardo pomeriggio, dopo un breve tiro preparatorio
dei mortai da 81, la strada montana fu occupata dal 3° plotone della 3°
compagnia senza incontrare resistenza. Il giorno successivo, tutto il
battaglione si concentrò nella zona di Tridis e,
all'indomani, fu attaccata Tramonti di Sotto, centro principale della Val Meduna. Dopo una breve sparatoria, i partigiani si
ritirarono senza combattere e l'occupazione fu compiuta senza perdite del
Valanga, che aveva così raggiunti tutti gli obiettivi assegnati.

A metà di Dicembre, il Valanga rientrò a Vittorio Veneto.
Una delle operazioni più brillanti, fu quella dalla 1° compagnia, a Tarnova della Selva.
Alla fine di Gennaio il Battaglione si ritrovò a Vittorio Veneto.

Nel mese successivo, insieme ad altri reparti alpini,
fece dei rastrellamenti sul Monte Cimone.

L’ultimo periodo, prima della resa, il Valanga fu
spostato a Bassano del Grappa, presso l'Istituto Grazian,
eseguendo esercitazioni alle pendici del Monte Grappa.

Nel mese di Aprile era in addestramento anche una
singolare compagnia per un successivo inserimento nel Valanga. Era costituita
da circa 70 persone (comprese alcune ragazze), ex-partigiani catturati dalla
formazione fascista Carità.

Avevano accettato di arruolarsi nelle Forze Armate
della Repubblica Sociale Italiana, pur di sfuggire alla morte o alla
deportazione in Germania.

Avevano però posto alcune condizioni: non dover
portare nessuno distintivo fascista sulle loro uniformi, non essere costretti a
combattere contro altri italiani ed avere la facoltà di ricusare un comandante
non gradito.

Non era facile soddisfare queste condizioni. Morelli
aveva proposto il S. Ten. La Serra, che accettò senza riserve dagli
ex-partigiani.

L'addestramento si svolse a Marostica,
nei pressi di Bassano, per poter essere controllato, ma anche abbastanza
lontano da evitare contatti diretti con il resto del battaglione, contatti che
avrebbero potuto provocare qualche problema.

Gli ex-partigiani rimasero fedeli alloro posto fino
agli ultimi giorni di Aprile, quando con il consenso del S. Ten. La Serra,
chiesero ed ottennero di mettersi a disposizione del Comitato di Liberazione
Nazionale di Vicenza.

Il giorno 28 il Valanga si era spostato da Bassano a Marostica, diretto a Thiene dove avrebbe dovuto
concentrarsi con gli altri reparti del 2° Gruppo di Combattimento per
raggiungere poi la Venezia Giulia. Ma a Marostica il
capitano Morelli si rese conto che non era possibile raggiungere la Venezia
Giulia.

Nella notte i partigiani di Asiago, scesi a valle,
avevano circondato Marostica.

Morelli decise allora di prendere contatto con il
rappresentante locale del Comitato di liberazione Nazionale

Rifiutata l'offerta di unirsi alle formazioni
partigiane, scartata l'ipotesi di una resistenza armata Morelli, come era nel
suo costume, si preoccupò sopratutto della sorte dei suoi guastatori. Concordò
quindi che gli uomini avrebbero consegnato a lui stesso le proprie armi e che
il reparto, con gli ufficiali ed i sottufficiali armati, avrebbero raggiunto
Bassano, da dove riteneva più agevole per i singoli disperdersi, sfuggendo cosi
al campo di concentramento alleato. Come contropartita, i partigiani si
impegnavano a non attaccare il Valanga, mentre lo stesso Morelli sarebbe
rimasto in ostaggio a Marostica per garantire la
consegna delle armi.

Dopo aver fatto consegnare all'Ospedale Civile i
viveri del deposito divisionale rimasto incustodito, il capitano Morelli, nella
stessa serata, rivolse brevi parole al battaglione, illustrò gli accordi
raggiunti ed esortò gli uomini a saper affrontare il futuro con la stessa
determinazione e la stessa lealtà con la quale avevano prestato servizio fino a
quel giorno. A tutti venne consegnato il distintivo del “Valanga”, già
distribuito ai soli ufficiali a Vittorio Veneto, disegnato dal Sten. Ing. Vincio Delleani.

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Il secondo dopoguerra
Alla fine del conflitto, visto le esperienze belliche e il trattato di pace, nel Genio scomparve la specialità. Una prima “rinascita” dei Guastatori, si assiste nel 1947, con la creazione, presso la Scuola artieri di Civitavecchia, di una compagnia Guastatori-Minatori.
Questo reparto ebbe vita alquanto breve, fu sciolto nel 1950 quando la Scuola venne spostata a Roma.
Per molti anni non si sentirà più parlare di Guastatori. Nello stesso anno dello scioglimento della compagnia, nascono i Pionieri d’Arresto, una via di mezzo tra gli Artieri d’arresto e i Guastatori.
Cinque erano i battaglioni:

I, Settembre 1950 a Casarsa della Delizia (PN);
II. III e IV Maggio 1950 a Vipiteno;
V. Gennaio 1954 sempre a Vipiteno.

Dal 1° di Aprile del 1954, i primi tre battaglioni (I, II e III), vennero riuniti in un raggruppamento con sede del comando a Conegliano Veneto.
Qualche mese dopo, nel Luglio, viene aggregato anche il V. il IV rimane a far parte dei supporti del IV C.d’A., dipendente del 2° reggimento Genio.
Questo raggruppamento diventa, dal I di Aprile del 1955, il 3° Reggimento Pionieri d’arresto, con il motto “Arresto e distruggo”.
Dal 1955 viene trasferito presso la caserma intitolata alla medaglia d’Oro al V.M. caporal maggiore Giovanni LECCIS, a Orcenigo Superiore di Zoppola (PN), che sarà, fino al 1975, la sede storica del reparto.
Il 31 Dicembre del 1963 viene sciolto il IV battaglione di stanza a Vipiteno (Bz) ed il successivo 31 Maggio stessa sorte per il V.
Finalmente il 24 Giugno del 1972, lo Stato Maggiore dell’Esercito, muta la denominazione in 3° Reggimento Guastatori d’Arresto.
Prima su 3 battaglioni (I, II e III) poi su due che prendono la denominazione di XXX e XXXI battaglione.
Il 30 Settembre del 1975, il XXX è sciolto, come pure il comando del 3° Reggimento. Rimane il XXXI battaglione.
Dal 31 di Dicembre del 1975, questi cambia denominazione in 3° Battaglione Genio Guastatori “Verbano” su tre compagnie, XXX, XXXI e XXXII più la compagnia “comando e parco”.
Con molto rammarico, da parte dei Guastatori, nuovi e reduci, il reparto fu spostato, in data 25 Luglio 1976 dalla caserma Leccis, ad Udine, presso la caserma intitolata alla medaglia d’Oro al V.M. Pio Spaccamela.
Durante il terremoto che interessò il Friuli, il reparto prestò opera di soccorso e di ricostruzione.
Per questa opera fu concessa la medaglia di Bronzo al Valor dell’Esercito.

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Brevetti, medaglie e distintivi

Il brevetto da Guastatore.
Di questo distintivo ne esistono di svariati modelli.
Il fregio consisteva in un gladio Romano, con la scritta F.E.R.T. sull’elsa, gli aderenti delle R.S.I. ponevano la scritta “Italia” oppure “Onore”.
Sotto una granata esplodente con fiamma rossa. Detto distintivo fu istituito alla fine del 1941 (Circ. n. 21 del G.M.U. del 24 Dicembre 1941).
In realtà già agli inizi del 1941 risulta già portato.
Era ricamato entro un ovale, grigioverde (86 x 29 mm).
Ogni reparto cercò di personalizzare il brevetto, che era posto sulla manica sinistra.
Gli ufficiali dei due battaglioni, che operarono in A.S., il XXXI e XXXII, fecero ricamare il distintivo, oro, argento e rosso (la fiamma) con sotto il numero del battaglione.
La stessa cosa fecero quelli dell’870° Nucleo Speciale.
Fu commissionato, dall’allora comandante interinale del XXXI, capitano Renato Amoretti, alla ditta Lorioli, un brevetto metallico. Dagli archivi della società risultano consegnati
regolarmente un certo numero, che però non furono mai distribuiti.
Nel periodo in cui fu ricostituito il XXXI, in Asiago, fu prodotto un nuovo brevetto, metallico. Con i fori per essere applicato alla manica sinistra.
Oltre a questo distintivo, si conosce quello smaltato della 2° compagnia, della stessa c’è la medaglia con lo stesso disegno.
Per la 9° compagnia “Tuona la Valanga”, fu coniata una medaglia in bronzo, poco prima del Natale del 1942.
Causa i noti eventi bellici, pochissime si salvarono. A questo scopo, il cappellano don Michele D’Auria, negli anni ’80, grazie ad una recuperata da un Guastatore, ne fece coniare diverse ma in Argento.
Il battagliano “Valanga” della Decima ebbe, forse il distintivo più bello tra quelli della RSI, consistente nel fregio da Guastatore sovrapposto alla X rossa, tutto intorno un serto di filo spinato.
Il fregio fu disegnato dal Sten. Delleani ing. Vincio.
Distribuito, una prima volta, ai soli ufficiali a Vittorio Veneto nel Dicembre 1944 e, a tutti i componenti, il giorno dello scioglimento del Reparto a Marostica.
Il primo tipo era in metallo bianco, l’altro bronzo.

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Mine ed esplosivi

Tabella riassuntiva delle mine anticarro (a.c.) ed antiuomo (a.u) italiane

Mina anticarro B 2.
Era costituita da un scatola di lamiera con coperchio. Le dimensioni erano 1,05 x 0,05 x 0,13 m. Conteneva kg 3,100 di esplosivo suddiviso in due cariche poste alle estremità.

Mina anticarro V. 3
Era costituita da un scatola allungata di lamiera di ferro stampata, con coperchio. Le dimensioni erano 1,140 x 0,065 x 0,070 m. Conteneva, a secondo dell’impiego, da 0,600 a 2,660 grammi di esplosivo,
utilizzando delle cartucce del n. 2 (200 g ognuna).

Mina contro mezzi leggeri ed antiuomo V. 5
Era costituita da un tubo di acciaio da diametro esterno di 35 mm e da una protezione in lamiera. Le dimensioni lunghezza 114
cm, altezza 6 cm, larghezza 4 cm. Conteneva 9 cartucce del n. 1 da 100 g ognuna (900 g).

Mina controcarro C.S. mod. 42.
Era una mina anticarro del tipo a pressione, costruita in legno, con accenditori in resina. Dimensioni di massima: 23, 6 cm x 28,6 cm x 16. peso kg 8

Mina controcarro C.S. mod. 42/2.
Era identica al mod. 42, unica differenza era per il sistema di accensione e che, i congegni di accensione, durante il trasporto, erano sistemati nelle mine.

Mina controcarro C.S. 42/2. simile alla C.S. 42 (stesso cappello di pressione).
Nella scatolina portacapsule erano sistemati le capsule O.T.O., durante il trasporto, mentre nei falsi contenitori trovavano posto i contenitori a spillo quando non avevano la capsula inserita

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Le decorazioni
Ai reparti
MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE:

XXX battaglione Guastatori Alpini:
“Inquadrato nel Corpo d’Armata Alpino, sul Fronte del Don, in sei mesi di operazioni impegnandosi con cosciente sprezzo del pericolo nella rimozione di campi minati, nel pattugliamento e nei colpi di mano effettuati al di là delle linee nemiche, profuse dedizione e sacrificio al limite delle possibilità umane.
All’inizio dell’offensiva invernale avversaria si oppose eroicamente al primo furioso attacco dei carri armati nemici su Rossosch e contribuì a rendere possibile lo sganciamento del Comando del Corpo d’Armata Alpino immolando la vita, oltre che del proprio Comandante, di quasi metà degli
effettivi. Durante il successivo ripiegamento, nel corso dei continui ed incessanti attacchi avversari, in quindici giorni di disperati combattimenti
culminati nello sfondamento di Nikolajewka, si sacrificò, nel nome d’Italia, lasciando in terra di Russia, 324 Caduti, più di
tre quarti del proprio organico in guerra.
Fulgido esempio dell’eroico ardimento e del supremo spirito di Sacrificio dei Guastatori dell’Arma del Genio”.
Fronte Russo, Gennaio 1943

XXXI battaglione Guastatori.
In intima collaborazione con le grandi unità in linea dell'Armata, pronto sempre al sacrificio e a prezzo, ogni volta, di sanguinose perdite che lo ridussero, alla fine a poche decine di superstiti, contribuiva in modo
decisivo, con perizia, audacia, tenacia, al felice esito di aspre operazioni offensive o alle più ostinate azioni di resistenza. Accerchiato durante un ripiegamento rifiutava sdegnosamente la resa, riusciva ad aprirsi un varco ed a riunirsi ad altre truppe, per continuare, con immutato valore, una indomita
resistenza. Esempio mirabile di cameratismo e di elevato spirito di sacrificio.
Africa settentrionale, marzo - novembre 1942

MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE:
XXXII battaglione Guastatori:
Superbo reparto d’assalto, fucina di valorosi, durante venti mesi di dura campagna sul fronte dell’Africa Settentrionale, impegnato in tutte le più aspre battaglie, esprimeva nel valore di tutti e nell’eroico olocausto di
molti, il più luminoso prodigio dell’arditismo e del dovere fino al sacrifico.
Africa settentrionale, Gennaio 1941 – Luglio 1942

XXXI battaglione Guastatori.
Durante dodici mesi di ininterrotta attività bellica, sempre primo al sacrificio nella difesa ad oltranza come nell’impeto dell’assalto vittorioso, trovava nella fierezza delle sanguinose perdite subite la più nobile
consacrazione del dovere e della gloria.
Marmarica, Maggio- Giugno 1942 – El Alamein, Agosto 1942

MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR DELL’ESERCITO:
3° Battaglione Genio Guastatori “Verbano”:
Impiegato in operazione di soccorso alle popolazioni del Friuli duramente colpite da un grave sisma, si prodigava tempestivamente, con generoso
slancio e non comune senso di abnegazione, per più giorni, nell'opera di rimozione delle macerie, riuscendo a salvare numerose persone rimaste sepolte
nei crolli. Con elevato coraggio operava all'interno di agglomerati urbani, ove avvenivano improvvisi crolli per il succedersi delle scosse sismiche, eseguendo
puntellamenti e demolizioni di edifici incombenti sui soccorritori. Avuto successivamente l'incarico di provvedere alla costruzione di prefabbricati per
il provvisorio ricovero dei senza tetto, si sottoponeva ad un durissimo periodo di lavoro, in zone isolate ed impervie, in condizioni climatiche
particolarmente avverse, riuscendo a portare a termine il programma alla scadenza fissata.
Friuli, 6 maggio 1976 - 30 aprile 1977

ENCOMIO SOLENNE:
870 ° Nucleo Speciale Guastatori del Genio
Nella più completa fusione di cuori e di spiriti dava valido aiuto ai servizi di informazione alleati, coi quali collaborava, specialmente nel corso delle operazioni di Firenze.
Si prodigava, sotto il fuoco nemico, malgrado le gravi perdite subite, nello sgombero di campi di mine riscuotendo l’elogio degli alleati.
Giugno 1944, 31 Gennaio 1945.

Militari
MEDAGLIE D’ORO AL V.M.:

- Guastatore Emilio CAIZZO, di Domenico e di Benvenuta Rizzo, da Castelmezzano, Guastatore del 1° Raggruppamento Speciale Genio 3° compagnia XXXII btg Guastatori (alla memoria):
Volontario guastatore, sebbene a riposo per ferita riporatata in precedente azione, chiedeva ed otteneva di partecipare, quale portacarica, all’attacco di munita ridotta nemica.
Oltrepassato con un compagno il varco del reticolato sotto l’intenso fuoco, sebbene colpito da scheggia di granata, riusciva a portarsi sotto l’opera fortificata e a provocare lo scoppio della carica, distruggendo due mitragliatrici
nemiche. Colpito una seconda volta più gravemente e già allo stremo delle forza, visto cadere il compagno, con epico gesto gli strappava dalle mani la caricav già accesa e la portava sulla piazzola nemica, ove,
in supremo olocausto, immolava la giovane vita per la Patria.
Tobruk, 15-16 Maggio 1941.

- Caporal maggiore guastatore Giovanni LECCIS, di Severino e Chiara Sava, di Domusnovas (Cagliari) caporalmaggiore XXXI btg. Guastatori 2° compagnia (alla memoria):
Di tempra unica per l’ardore, la disciplina e l’ascendente, sempre volontario nelle più dure imprese, si distingueva diverse volte nelle difesa ad oltranza, lasciando avvicinare gli elementi avanzati nemici per poi annientarli col tiro infallibile delle sue armi e delle bombe a mano. Prescelto quale porta tubi all’assalto di forte posizione e destinato al settore più delicato, si lanciava generosamente alla testa dei suoi uomini, calmo e sprezzante fra l’imperversare della reazione nemica. Dopo aver individuate e disarmate diverse mine che sbarravano l’accesso ai reticolati, giungeva primo sotto gli stessi e attirava su di se il fuoco creando, con preciso lancio di bombe, la cortina fumogena. Visto cadere un compagno porta tubi s’impadroniva del suo ordigno e lo faceva brillare col proprio, sotto il reticolato, creando una prima breccia. Poi con veemente slancio, portava un altro tubo per ampliare il varco e veniva ferito da pallottola di fucile. Sanguinante raccoglieva con sforzo supremo tutte le sue forze, ormai allo stramo, ed al compagno che si era avvicinato per soccorrerlo, sdegnosamente rifiutando ogni cura, strappava di mano il tubo esplosivo, si dirigeva ancora sotto i grovigli ed accendeva la terza carica. Nel compimento del sublime gesto un colpo di cannone anticarro lo colpiva in pieno petto smorzandogli sulle labbra le invocazioni alla Patria e stroncando l’ardente giovinezza nella visione della vittoria. Fulgido esempio di Guastatore degno degli eroi leggendari di terra sarda.
Fronte di Tobruch, 20 Giugno 1942.


- Guastatore paracadutista Clinio Misserville, di Pietro e Ulderica Masella, da Roma 185° Compagnia Genio Minatori della Divisione “Folgore” (già del XXX btg Guastatori):
"Paracadutista guastatore del genio, sempre volontario per tutte le imprese più rischiose, trovandosi con elementi di testa di una colonna arrestata da un campo minato e tormentata da un violento tiro, si offre volontario per aprire un varco ed avanza solo per compiere la pericolosa missione. Nonostante la reazione avversaria rimuove, con la calma che gli é abituale, tutte le mine, ad eccezione di una di natura sconosciuta, che dovrebbe essere esaminata con cura.. Ma il varco urge, tutta la colonna attende che la sua audacia, che il suo coraggio, non vengano meno, che il suo sacrificio se necessario, apra la strada. Cosciente del pericolo mortale, si pone all'opera, ma l'ordigno scoppia. Lacerato da oltre sessanta ferite, con le mani a brandelli, con le orbite vuote per sempre trova ancora nel suo Cuore indomito la forza di dire al Tenente accorso al suo fianco: "Signor Tenente si può passare, non c'è più pericolo". Altissimo esempio di superbe virtù militari, di suprema dedizione al dovere".
A.S. 10 Settembre 1942.

- Tenente Ferdinando BERARDINI, tenente del Genio compagnia guastatori nuotatori San Marco (già del XXX btg):
Ufficiale del "Reggimento San Marco", passato volontariamente ad un reparto nuotatori-sabotatori, compiva alla testa di un drappello una difficile missione di sbarco su costa avversaria ad oltre settanta chilometri dal fronte.
Nel corso dell'ardita operazione faceva saltare un treno carico di munizioni, una linea ferroviaria, un acquedotto e veniva poi catturato da forze preponderanti. Durante la prigionia tentava, con gravissimo rischio cinque volte la fuga. In uno di questi tentativi attraversava a nuoto, febbricitante, un'ampia rada infestata da squali, riuscendo in un primo tempo a dare dettagliate notizie sulla missione compiuta al comando da cui dipendeva ed in un secondo tempo a raggiungere clandestinamente la Patria.
Fulgido esempio di ardimento e di indomabile spirito combattivo.
3 aprile 1942- 20 novembre 1944

- Tenente Giorgio DE SANCTIS, fu Giorgio e Ines Rileghi, da Caglionesi (Campobasso) Tenente in s.p.e. 870° Nucleo Speciale Guastatori Gruppo Combattimento “Friuli”
"Giovane ufficiale del Genio, animato da alto senso del dovere e grande amor Patrio, nell'ora difficile della lotta per la liberazione del Paese occupato dai Tedeschi, al Comando di un nucleo di guastatori, prima alle dipendenze degli alleati, poi inquadrato nei reparti del Genio del gruppo di combattimento "Friuli" si prodigava instancabilmente nel pericoloso lavoro della bonifica di campi minati e disattivazione di ordigni esplosivi. Primo tra i suoi soldati, costante esempio di ardimento trascinatore ed esaltatore di eroismi. A Firenze, sotto il fuoco nemico agendo personalmente apriva agli alleati la via dell'unico ponte rimasto intatto sull'Arno,
guadagnando lode per sé e per il valore del soldati italiani. Sul Senio, nella costituzione della testa di ponte, che doveva aprire la via al gruppo "Friuli" verso la vittoriosa avanzata su Bologna, mentre incurante della reazione di fuoco nemico, con pochi arditi disattivava mine, colpito e mutilato del braccio destro, asportatogli da un colpo di mortaio, raccoglieva i suoi uomini feriti dallo stesso scoppio, li caricava sulla sua jeep che di persona guidava mescolando con essi dolore e sangue sino al più vicino posto di medicazione, dove serenamente vincendo sia il dolore che la debolezza, imponeva, fra la stupita ammirazione degli astanti, fossero date le prime cure ai suoi soldati pur meno gravi di lui. Figura di combattente da leggenda, ardito fra i più arditi, nobile e mirabile esempio di eroismo che ha saputo confermare e perpetuare nel tempo le tradizioni di valore del soldato italiano".
Firenze - Torrente Senio 7 Agosto 1944 – 11 Aprile 1945.

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APPENDICE: LE COMPAGNIE CON I PRIMI COMANDANTI

1
Giaguaro
1° Cap. s.p.e. Cicchese

2
Lupo
Cap. cpl. Chiolero

3
Folgore
Ten. cpl. Tuci

4
Uragano
Ten. s.p.e. Torregrossa

5
Tuona la tempesta
Ten. s.p.e. Astrella

6
Teste dure
Cap. cpl. Lumachi

7
Tigre
Cap. cpl. Brancolini

8
Leone
Cap. cpl. Amoretti

9
Tuona la Valanga
Cap. s.p.e. Morelli

Le 9 comp. che uscirono dalla scuola di Civitavecchia, con i loro primi comandanti

10°
Santa Barbara
ten. s.p.e. Garzano

11°
cap. cpl. Longoni

30° Genio Alpino
cap. cpl. Zannichelli

30° bis Genio Alpino
cap. cpl. Massari

Le compagnie successive nate per fornire i nuovi complementi, da Ronchi dei Legionari (GO) e poi Banne (TS).

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Bibliografia
- Manlio Leone, “Varco!” stampato in proprio
- Raffaele La Serra, “Valanga”
- Vincio Delleani, “Non vogliamo encomi” ed. Mursia 1996
- Pietro Santini, “Soldati nella guerra senza speranza” stampato in proprio
- Ministero della Guerra, “bollettino ufficiale” anni vari
- Ministero della Difesa, “bollettino ufficiale” anni vari
- Ministero della Guerra, “giornale militare ufficiale” anni vari

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